Il dolore
Barsotti: «Un villaggio della cultura in centro»
L’ex preside del “Machiavelli” anni fa lanciò l’idea di un polo umanistico E ora rilancia: «Ragioniamo su come utilizzare le potenzialità di tutte le scuole»
LUCCA. «Sogno un villaggio della cultura in centro. Speriamo che questa possa essere l’occasione giusta». Vittorio Barsotti, da pochi mesi in pensione dopo una lunga carriera da insegnante e da preside, fino alla cattedra più alta del liceo classico “Machiavelli” è stato molto citato negli ultimi giorni. Perché, come ha ricordato il presidente della Provincia Stefano Baccelli, fu tra i primi, anni fa, a lanciare l’idea di un polo della cultura umanistica nel centro storico.
Professore, sembra che la sua idea possa avere, nei prossimi mesi, le gambe per camminare. Ci può ricordare perché fece quella proposta?
«L’immaginare un polo umanistico in centro derivò dalla mia lunga esperienza nella scuola lucchese. Ma, prima ancora, fu un’idea lanciata come cittadino: Lucca non può diventare un museo vivente solo per i turisti. Ci deve essere una connessione stretta con i cittadini, a partire dagli studenti. Per questo bisogna stare molto attenti a dire che gli istituti vanno portati fuori dalle mura. Poi c’è il versante più strettamente scolastico e didattico: dobbiamo essere in grado di sfruttare il tessuto di Lucca, fatto di arte e cultura, attraverso l’esaltazione degli indirizzi umanistici e artistici».
Può spiegarsi meglio?
«Pensiamo cosa può significare avere le scuole in centro, far vivere ai ragazzi i palazzi storici e i grandi tesori della nostra città, come la Biblioteca e l’Archivio di Stato».
Lei propose di spostare in centro anche l’indirizzo linguistico del liceo scientifico Vallisneri...
«Sì, e scatenò una grande polemica. A volte anche le scuole sono molte conservatrici...».
Dunque, concentrare gli insegnamenti umanistici e artistici in centro. E per gli altri indirizzi?
«Immagino la creazione di una serie di “poli”, dove sia possibile lavorare insieme, condividere il sapere. Ad esempio, c’è la questione del professionale Giorgi: a mio parere è assurdo che una scuola del genere si trovi ancora in centro storico. Spero, piuttosto, che insieme all’Istituto tecnico industriale “Fermi” riesca a realizzare uno dei pochi “Istituti tecnici superiori” della Toscana».
Il liceo classico, che lei ha diretto fino allo scorso anno scolastico, ha un museo di grande qualità. Non crede che anche risorse come queste debbano essere messe a disposizione di tutta la cittadinanza?
«Partiamo da una premessa. La scuola non è più quella degli anni Sessanta, ora è molto più aperta a famiglie e cittadini. Anzi, io spero che si lasci per sempre alle spalle l’idea di una scuola regolata come un monastero, come abbiamo avuto noi e come oggi non è più immaginabile. Detto questo, sarebbe necessario che tutti si mettessero intorno a un tavolo per lavorare su una didattica che vada al di là delle lezioni scolastiche. Mi spiego meglio: per ogni scuola, bisognerebbe capire cosa ci possiamo realizzare all’interno, a partire proprio dai musei, come quello del Machiavelli o come la gipsoteca dell’Istituto d’arte. Per far questo servano anche i contenitori: ora l’operazione-demanio ci dà una possibilità per realizzare questi poli della cultura».(l.c.)
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