Il Tirreno

Lucca

Il chiostro di S. Agostino va in malora e lo Stato se ne dimentica

di Luca Cinotti
Il chiostro di S. Agostino va in malora e lo Stato se ne dimentica

Dopo l’addio delle Acli il grande complesso è abbandonato e degradato. Il Demanio, che lo possiede, ancora non ha deciso quale sarà il suo futuro

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LUCCA. Fino a qualche anno fa il grande chiostro di Sant’Agostino risuonava di voci: quelle degli impiegati e degli utenti delle Acli durante il giorno, e quelle dei ragazzi che, la sera, frequentavano il circolo “L’inkiostro”. Oggi, più nulla. Questo grande e prestigioso contenitore è abbandonato, eccezion fatta per l’area adibita a parcheggio privato. E il proprietario - cioè il Demanio dello Stato - non sembra avere fretta di risolvere la situazione.

Come si è potuti arrivare a questa situazione, in una zona fra le più belle di Lucca, a due passi dalle Mura? Probabilmente tutto parte fra 2006 e 2007, quando l’Acli decide di lasciare la storica sede di piazza Sant’Agostino, a causa di una richiesta di affitto ritenuta troppo alta. . Cosa può accadere oggi, norme alla mano? Il convento di Sant’Agostino fa parte di un tipo particolare di demanio, quello storico-artistico. Una caratterizzazione che allontana la possibilità di una vendita, ma che apre almeno due strade per un recupero. La prima è quella che - sulla base del federalismo demaniale - vede la possibilità di un conferimento al Comune (o alla Provincia), sulla base però di un “accordo di valorizzazione” del bene: è necessario, dunque, stabilire il progetto culturale al quale destinare il complesso. La seconda strada è quella del cosiddetto “Valore Paese”: l’Agenzia del Demanio può concedere ai privati beni in concessioni fino a 50 anni per realizzare strutture turistico-ricettive di alto livello.

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