Il Tirreno

Lucca

Giochi riaperti per il nuovo impianto lungo la Lima

di Luca Cinotti
Giochi riaperti per il nuovo impianto lungo la Lima

La Cassazione accoglie il ricorso della società “Vis Viva” per sfruttare l’acqua per la produzione di energia elettrica

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BAGNI DI LUCCA. Questa è una storia di qualche anno fa, che in molti pensavano ormai dimenticata. E invece no: la vicenda del progetto di una (ennesima) centrale idroelettrica della Lima si era semplicemente spostata dagli uffici delle amministrazioni pubbliche alle aule dei tribunali. E ora proprio un tribunale, la Cassazione civile, rimette in gioco tutto, accogliendo il ricorso della società che aveva presentato il progetto (la “Vis viva”) contro l’Autorità di bacino che l’aveva “stoppato” e rinviando il giudizio al Tribunale superiore delle acque pubbliche.

La vicenda. È l’aprile 2006 quando la Vis viva attiva, presso la Provincia, la procedura di valutazione di impatto ambientale per un impianto da costruirsi a Fabbriche di Casabasciana, che dovrebbe incanalare l’acqua del torrente per oltre tre chilometri fino all’impianto di produzione elettrica vero e proprio.

Il punto centrale della questione è quello del tipo di installazione: se sia, o meno, ad “acqua fluente”. L’Autorità di bacino del Serchio, infatti, nel 2007, ha emanato una delibera che - per proteggere la portata minima vitale del corso d’acqua - stabilisce limiti ben precisi sulla costruzione di nuovi impianti e rispetto alla distanza da tenere rispetto a impianti già esistenti a monte e a valle.

Limiti che si possono derogare se, per l’appunto, la nuova struttura è del tipo ad “acqua fluente”: per l’Autorità sono così definibili le costruzioni che «utilizzano la portata naturale del corso d’acqua senza condotta o canale derivatore, e comprendenti solo l’opera di sbarramento e la centrale incorporata o affiancata alla traversa di sbarramento». Ora, secondo l’Autorità di bacino l’impianto della Vis Viva non risponde a questi requisiti e quindi la Provincia, nel 2008, ha bocciato la richiesta di autorizzazione.

La vicenda, a quel punto, si è spostata nelle aule giudiziarie. Prima al Tar della Toscana che però ha ravvisato un suo “difetto di giurisdizione” rimandando il caso al Tribunale superiore delle acque pubbliche” che, nel 2012, ha bocciato il ricorso dell’azienda. Sentenza “vanificata” dalla Corte di Cassazione, che in una sentenza depositata lo scorso 18 novembre, ha accolto il ricorso della Vis Viva.

Secondo i supremi giudici, infatti, il Tribunale non ha tenuto in conto la consulenza tecnica che proponeva una diversa definizione di impianto ad acqua fluente. E, per di più, si è limitata a scrivere che «contrariamente a quanto ritenuto dall’impresa, quello in esame non può considerarsi come un impianto ad acqua fluente». Un’affermazione che la Cassazione bolla come «del tutto immotivata».

Ora la “palla” ritornerà al Tribunale superiore delle acqua pubbliche che, in altra composizione, dovrà pronunciarsi «motivatamente» su tutte questi punti.

L’azienda e le reazioni. L’azienda che ha presentato il progetto è una partecipata di “Infrastrutture Spa” di Milano, un vero e proprio colosso che da oltre 40 anni opera nel settore delle energie rinnovabili. Non a caso presidente del cda e amministratore delegato di Vis Viva è Pier Francesco Rimbotti, che è anche presidente di Infrastrutture.

Vedremo se quest’azienda avrà interesse a portare avanti l’investimento.

E tutta da vedere sarà anche la reazione della popolazione e dei tanti che, quando il progetto venne presentato, non esitarono a scendere in piazza a fianco delle associazioni ambientaliste per difendere il torrente, già “sfiancato” da numerosi impianti di captazione dell’acqua.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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