Sicurezza
Bambino deceduto, la richiesta del pm al vaglio del giudice
Deve decidere sulla richiesta di incidente probatorio La madre: «Il pediatra non dispose alcuna Tac»
LUCCA. Il giudice delle indagini preliminari Giuseppe Pezzuti deciderà nei prossimi giorni se accogliere o meno la richiesta di incidente probatorio formulata dalla procura per mettere a confronto i risultati delle perizie relative alla morte del piccolo Alessandro Favilla, 10 anni, avvenuta la mattina del 25 ottobre 2012 all’ospedale Campo di Marte. La mamma, Alessia, spera che alla fine di questo lungo iter processuale la verità venga a galla: «Ci auguriamo che la magistratura riesca a chiarire come è morto Alessandro e chi è responsabile. Questa vicenda non può essere considerata alla stregua di una semplice fatalità. Alessandro è stato portato varie volte in pochi giorni al reparto pediatria del Campo di Marte e i vari medici ci hanno risposto che eravamo esagerati a preoccuparci. Lo curavano con gli antibiotici per una semplice bronchite, ma lui non migliorava ed era più debole. Non hanno voluto ricoverarlo per approfondire. Era reduce da una doppia operazione in pochi mesi e aveva un respiro ansimante». La mattina antecedente al decesso, Alessia ed Emanuele Favilla portarono il loro bambino dal pediatra di famiglia, che risulta indagato assieme a quattro pediatri e un radiologo del Campo di Marte e due chirurghi dell’ospedale Bambin Gesù e Umberto I di Roma. La ricostruzione di quella visita effettuata dal pediatra – attraverso una memoria difensiva affidata al legale di fiducia – è diversa da quanto hanno affermato Alessia e Emanuele Favilla, ascoltati in questura: «Teniamo a precisare – dice la mamma del bimbo – che Alessandro non aveva una malattia rara, ma una cifoscoliosi che le operazioni a cui si era sottoposto avrebbero risolto. Per la visita dal pediatra avvenuta il giorno precedente alla morte di Alessandro, il medico non ci consigliò e non dispose alcuna tac toracica. Eravamo mutuati con lui da 9 anni e non era la prima volta che vedeva il bambino. Oltretutto per email gli avevamo inviato tutto ciò che riguardava le operazioni. Ricordo che ci congedò prescrivendoci un antibiotico. Siamo ancora a chiederci perché Alessandro è morto e chi sono i responsabili. Chiediamo giustizia e vogliamo la verità».
La perizia consegnata dal professor Marco Di Paolo al magistrato dal consulente della procura parla di una stenosi della trachea e un decesso avvenuto per soffocamento da catarro. Per quanto concerne i profili di colpa medica, a un certo punto – almeno dopo il secondo accesso al reparto di pediatria dell’ospedale – ci sarebbe stata la possibilità di formulare una diagnosi alternativa a quella riscontrata sino a quel momento, legata a un problema respiratorio a livello bronchiale. (l.t.)
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