Il Tirreno

Lucca

La perizia non chiarisce la morte di Alessandro

di Luca Tronchetti

La procura chiede l’incidente probatorio al gip per capire le cause del decesso del bambino scomparso un anno fa e stabilire le responsabilità. Indagati 8 medici

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LUCCA. Una consulenza tecnica che lascia aperte tutte le ipotesi legate al decesso del piccolo Alessandro Favilla morto il 25 ottobre dello scorso anno all’ospedale Campo di Marte. Per questo motivo e soprattutto per fare chiarezza sull’eventuale colpa medica per il decesso del bimbo di 10 anni, il sostituto procuratore Fabio Origlio ha chiesto al giudice delle indagini preliminari un incidente probatorio ristretto alla perizia medica in contraddittorio tra le parti. Si tratta di una perizia molto complessa e idonea a stabilire il ruolo dei medici che si sono occupati della salute del bambino dal momento del primo delicato intervento chirurgico sino al momento del decesso avvenuto in seguito a problemi respiratori.

Si tratta di un atto irripetibile in grado di poter essere presentato in dibattimento con carattere probatorio. Il magistrato infatti vuol distinguere le varie posizioni degli otto medici che un anno fa hanno ricevuto l’informazione di garanzia: due chirurghi dell’ospedale Umberto I e Bambin Gesù di Roma, un radiologo del Campo di Marte, quattro pediatri dell’ospedale di Lucca e un pediatra di famiglia, scelto da poche settimane, e che aveva visto il bambino per la prima volta il pomeriggio precedente al decesso. Un medico che, pur non avendo ricevuto comunicazioni dalla famiglia dei precedenti accessi del bimbo nel reparto di pediatria dell’ospedale Campo di Marte, aveva riscontrato le difficoltà respiratorie del piccolo disponendo una tac toracica urgente. Forse l’unico ad aver capito la gravità della situazione e quindi ad aver agito celermente anche se, purtroppo, il mattino successivo – prima che i familiari potessero recarsi in ospedale per la tomografia assiale computerizzata – il piccolo Alessandro subì un arresto cardiaco e a niente valse la corsa dell’ambulanza al pronto soccorso del Campo di Marte. Con l’incidente probatorio la procura vuol effettuare ulteriori approfondimenti per stabilire le eventuali responsabilità e poter scindere le varie posizioni in modo da proporre archiviazioni o richieste di rinvio a giudizio. L’ipotesi di reato resta quella di omicidio colposo. L’impressione, ricavata anche sulla base della consulenza tecnica dell’anatomopatologo nominato dalla procura è che in questa triste storia ci sia stata un’errata diagnosi o comunque una sottovalutazione delle condizioni generali del piccolo Alessandro legate anche a una mancata continuità assistenziale con lo stesso medico. Il bimbo di 10 anni era affetto da un malattia rara e prima a marzo e poi a settembre aveva subito due delicatissimi interventi chirurgici con applicazione di viti e placche.

Dall’11 ottobre sino a quella tragica mattina per tre volte era stato visitato nel reparto di pediatria del Campo di Marte da tre medici diversi. Tra i farmaci somministrati il cortisone per un problema respiratorio a livello bronchiale. Il 15 ottobre il pediatra di turno in ospedale aveva disposto una radiografia. Risultato? Ombre cardiache nei limiti e segni di bronchite. Cinque giorni dopo la diagnosi viene confermata dal terzo pediatra che lo visita al Campo di Marte. Poi meno 15 ore prima della tragedia il pediatra di famiglia scelto da poco visita per la prima volta il bimbo non sapendo dei precedenti accessi in ospedale e dispone subito una tac toracica urgente. Ma il mattino dopo Alessandro va in arresto cardiaco e muore tra le braccia dei genitori.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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