Italia
Fondazione-Cassa, la città è scettica
Tambellini: «Difficile che Crl torni a essere la banca del territorio». Guerrieri: «Poche ripercussioni su Lucca»
LUCCA. Difficile, se non impossibile fare una previsione certa sulle ripercussioni che potrebbe avere la fusione tra il Banco Popolare e il Credito Bergamasco. Di certo le istituzioni e gli imprenditori della città sono pronti a scommettere che il probabile ingresso della Fondazione Cassa di Risparmio all’interno del gruppo di Verona non è destinato a portare stravolgimenti nel modo di fare banca da parte della Cassa di Risparmio di Lucca. A meno di cinque mesi dall’ufficializzazione della notizia – che dovrebbe essere approvata ad aprile dalle assemblee dei soci delle due banche -, Lucca vive questo momento al balcone, consapevole che il possibile ritorno della Fondazione nel Banco Popolare non deriva da decisioni strategiche prese in San Micheletto ma dipende da scelte compiute da altri.
«In questo momento la Fondazione possiede azioni del Credito Bergamasco che in caso di fusione diventano azioni del Banco Popolare – spiega il sindaco Alessandro Tambellini – in questo modo si tornerebbe all’interno della banca che abbiamo ceduto. Il dato di fatto è che finora abbiamo 150 milioni di azioni del credito bergamasco che sono poco commerciabili ma staccano dividendi interessanti, ora si entrerà in una banca più grande, che da tempo non dà dividendi, con una percentuale azionaria bassa. Credo che sia difficile pensare che la Cassa di Risparmio possa tornare a essere la banca del territorio con le caratteristiche che aveva prima».
Sulla stessa linea anche il presidente della Provincia Stefano Baccelli che spiega come si sia arrivati a questa fase non per una strategia della Fondazione ma per scelta del Banco Popolare. «Di tutto questo la Fondazione non può che prendere atto. In più nelle popolari i limiti rispetto alla proprietà delle quote azionarie sono più stringenti e in fase di rappresentanza ogni azionista vale un voto. Credo che la Fondazione debba continuare quanto ha fatto finora e cioè salvaguardare il patrimonio e la redditività dei propri investimenti. E su questo sono tranquillo. Anche la storia recente le ha dato ragione quando ha scelto di cedere le quote della Cassa di Risparmio, una posizione antitetica rispetto per esempio a quanto è stato fatto a Siena per il Monte dei Paschi e che alla luce della situazione attuale ha portato indubbiamente dei benefici per quanto riguarda gli investimenti e i contributi sul territorio».
Il presidente della Camera di commercio Claudio Guerrieri non vede come questa operazione possa avere riflessi sulla Cassa di Risparmio di Lucca: «Il Banco Popolare incorpora il Credito Bergamasco perché ha problemi sui conti. La decisione è stata presa a Verona e difficilmente avrà ripercussioni su Lucca. Una storia in cui la Fondazione rimane come soggetto passivo. In ogni caso la Cassa non ha un suo consiglio d’amministrazione da eleggere e quindi, a prescindere dal valore che l’11% del Credito Bergamasco avrà sull’intero pacchetto Banco Popolare, non credo in risvolti importanti per il nostro territorio». D’accordo con questa chiave di lettura anche il presidente della Cna di Lucca, Luca Poletti, che ritiene poco probabile che una scelta presa tra i vertici di due banche a Verona e Bergamo possa dare una svolta in chiave locale alla Cassa . «Gli imprenditori invece hanno l’esigenza di confrontarsi con banche in grado di prendere decisioni sul territorio. Oltre ai problemi per la stretta del credito, divenuta insopportabile, le aziende chiedono un diverso approccio da parte del sistema bancario verso il mondo produttivo».
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