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Lucca

Serve un progetto comune per il carcere

Serve un progetto comune per il carcere

Raffaella Mariani: «Va tutelato chi ci lavora e bisogna facilitare il reinserimento dei detenuti»

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LUCCA. «Un progetto comune per il carcere, per costruire condizioni di tutela per chi ci lavora, facilitare il reinserimento dei detenuti e migliorare la sicurezza nella nostra città». Lo dice la deputata Pd Raffaella Mariani, che sabato ha fatto visita alla casa circondariale di San Giorgio incontrando il direttore.

«Nel nostro sistema giudiziario, a partire dagli stessi valori della Costituzione, la pena detentiva si esplica anche in un percorso di riabilitazione, con l’obiettivo del reinserimento nella comunità per garantire sicurezza e coesione sociali. Per tentare di avvicinarsi al dettato costituzionale è indispensabile un progetto complessivo, fatto di attività diversificate e fondato sulla costante interazione con le istituzioni e la società. Oggi - , continua la parlamentare - i numeri del San Giorgio parlano chiaro: 170 detenuti su 113 posti effettivi, per 2/3 in attesa di giudizio, con il 65% di stranieri e moltissimi casi di tossicodipendenza e problemi psichiatrici. Tutto in una situazione di grande difficoltà per il personale: l’organico della polizia penitenziaria resta sottodimensionato, anche se è cresciuto di 20 unità negli ultimi due anni».

Si stanno comunque facendo cose importanti: «Sono stati completati - aggiunge - una serie di interventi, dal rifacimento del tetto di una sezione e delle docce di un’altra, all’installazione di due nuove caldaie. Restano da finanziare i lavori per la portineria, l’infermeria e il completamento del consolidamento del muro di cinta e da ultimare i lavori alla palestra. Importante sarebbe infatti poter garantire  spazi adeguati per i corsi di cucina, teatro, giardinaggio e informatica, a cui si aggiunge quello avviato dalla Scuola edile, organizzati grazie al sostegno di associazioni come il Comitato San Francesco».

In un periodo in cui anche dal livello nazionale stanno arrivando importanti segnali, con l’attenzione del ministero e l’appello del presidente della Repubblica «è necessario – continua la parlamentare – poter contare sulla certezza e l’organicità di un progetto complessivo di recupero, con la presenza costante delle istituzioni. L’attenzione a chi sta dentro il carcere, per lavoro da un lato e per scontare una pena dall’altro, è il primo passo verso la consapevolezza che la sicurezza di tutti noi dipende concretamente da quanto si è in grado di fare in termini di percorsi di reinserimento efficaci, ancora più importanti quando coinvolgono persone che non hanno commesso reati contro la persona come la maggioranza dei detenuti del San Giorgio».

Grazie all’aiuto «dei volontari dello storico gruppo, delle associazioni che hanno dedicato sforzi economici e sensibilità ed un maggiore coinvolgimento di tutte le istituzioni locali sarà sicuramente possibile concorrere al miglioramento delle condizioni della attuale struttura, contribuendo a intensificare il sostegno a chi oggi con sacrificio opera in una situazione di difficoltà».

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