Il Tirreno

Lucca

«Anche il Comune in Palazzo Ducale»

di Luca Cinotti
«Anche il Comune in Palazzo Ducale»

Proposta di Baccelli dopo il ventilato addio della Prefettura. Tambellini prende tempo: «Decidiamo tutti insieme»

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LUCCA. Spostare la sede del Comune negli spazi di Palazzo Ducale che si potrebbero liberare con l’addio della Prefettura. La proposta, lanciata dal presidente della Provincia Stefano Baccelli, trova cauto il sindaco Alessandro Tambellini, che chiede un confronto a tutto campo sui grandi contenitori che rimangono vuoti.

Baccelli spiega, innanzitutto, di non auspicare il trasferimento della Prefettura (che cerca un immobile più piccolo). Ma se questo avvenisse riconosce ci sarebbero criticità e opportunità. Fra le prime, a parte il mancato introito del’affitto (340mila euro l’anno, come spieghiamo in questa pagina), ci sarebbe «l’ulteriore impoverimento di funzioni, servizi e uffici pubblici per il centro». Ma si aprirebbe l’opportunità per l’unificazione delle sedi di Comune e Provincia: «Sarebbe - dice Baccelli - un segnale importante di forte unità istituzionale, con gli organi dei due enti riuniti in un unico grande spazio che, in passato, è sempre stato caratterizzato come il Palazzo pubblico di Lucca». Un disegno che avrebbe ancor più senso se si andasse verso il concreto svuotamento delle Province, assegnando gran parte dei loro poteri ai Comuni. E che si sposerebbe con l’uso museale del grande complesso: «Per gli spazi attualmente occupati dalla Prefettura - dice Baccelli - immagino una fruizione pubblica per visite guidate, mentre gli altri locali potrebbero servire per la riorganizzazione degli organi istituzionali e degli uffici amministrativi, in modo razionale e coerente tra Palazzo Ducale e Palazzo Orsetti. Ciò favorirebbe un risparmio di costi fissi».

Il possibile “coinquilino”, cioè il sindaco Tambellini, ricorda come questa sia una proposta già avanzata negli anni scorsi, in particolare dall’ex primo cittadino Pietro Fazzi.

«Questi sono cambiamenti che si possono fare solo se si decide cosa fare di tutto il resto», commenta un prudente Tambellini. «È necessario che tutta la città ripensi in termini collettivi i grandi spazi che si rendono disponibili quando le funzioni pubbliche vengono a mancare».

Per questo Tambellini, spiega di proporre, fin da subito «una discussione generale per capire cosa si può fare di questi palazzi. Sono molto disposto a cercare una soluzione, ma il futuro si giocherà proprio sul saper utilizzare gli spazi che diventano “vuoti”».

Il sindaco, insomma, non chiude la porta. Anche perché c’è il passato che insegna: la sede del Comune in Palazzo Orsetti è recente, visto che l’edificio venne acquisito solo cinquant’anni esatti or sono, nel 1963. E anche palazzo Santini, dopotutto, ospita gli uffici comunali da meno di un secolo. Cambiare si può, dunque. E potrebbe essere anche conveniente, con la prospettiva della alienazione di una di queste sedi: senz’altro impresa più facile rispetto alla vendita di un complesso impegnativo come Palazzo Ducale.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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