Proteste
Ex Lazzi, timidi passi avanti per la bonifica
L’azienda di trasporti ottiene l’autorizzazione. Ma sui tempi di esecuzione non ci sono certezze
LUCCA. Novità in vista per le ex officine Lazzi di viale Catalani: l’azienda di trasporti, infatti, ha ottenuto dalla Provincia l’autorizzazione a scaricare nelle fognature i liquami derivanti dalla bonifica della falda sotterranea. Un passo che potrebbe preludere all’inizio della bonifica vera e propria, anche se da parte della società Guinigi Costruzioni, proprietaria dell’area e da tempo impegnata in un contenzioso con Lazzi, c’è molta cautela. Intanto, il Comune ha “intimato” a Lazzi di consegnare entro fine gennaio il risultato delle indagini sul “piano di caratterizzazione” dell’area.
La bonifica. Tutto parte dall’ordinanza con la quale, a fine marzo, la Provincia sintetizzava le indagini della Polizia Provinciale che ritenevano Lazzi responsabile per il pesante inquinamento dell’area e intimava all’azienda di ottemperare a due punti: la bonifica delle acque sotterranee del sito, con un intervento di emergenza; proseguire nelle indagini su acqua e terreno.
Il primo punto è quello che potrebbe essere sbloccato proprio in questi giorni. Lazzi ha presentato la sua richiesta di autorizzazione allo scarico «per l’attività di messa in sicurezza di emergenza della falda» il 10 ottobre 2013 e dal giorno successivo la pratica è passata alla Provincia per ricevere l’ok. Venerdì scorso il dirigente all’ambiente Roberto Pagni ha firmato la determina, che prevede uno scarico annuo massimo di 150mila metri cubi e comunque non superiore ai 20 mc all’ora.
Il punto decisivo sarà capire se questa operazione di bonifica (comunque ancora parziale, perché l’operazione intera sarà ben più complessa) partirà, oppure se siamo di fronte a un nuovo rinvio se non a un tentativo di prendere tempo. Sono molti gli attori in questa partita: oltre alla Lazzi, la Guinigi Costruzioni, che vede il suo investimento bloccato dal 2010 e che tramite i legali Elena Beconi e Giuseppe Dati ha anche intentato le vie legali. E poi i due enti locali: la Provincia, con la sua ordinanza e il Comune. Che, se la bonifica non venisse portata a termine, dovrebbe accollarsi in proprio l’onere dell’opera, per cifre che superano i tre milioni di euro.
Le nuove indagini. E proprio da Palazzo Orsetti è partita una determinazione che riguarda il secondo punto delle prescrizioni del marzo scorso. Lo scorso 24 ottobre, infatti, Lazzi ha presentato il proprio progetto per svolgere ulteriori indagini sul sito, sia per quanto riguarda il suolo, sia per quanto riguarda le acque sotterranee. Il piano è stato ora approvato, pur se con alcune prescrizioni tecniche. Il punto più importnate, tuttavia, è quello temporale: il Comune chiede che i risultati arrivino entro il 31 gennaio del 2014 “stante la situazione ambientale riscontrata”. Altrimenti si proseguirà comunque come indicato dalla Provincia, con la bonifica integrale del sito. Sempre con la stessa domanda che aleggia: chi pagherà, alla fine, quest’opera?
Luca Cinotti
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