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Lucca

Biomasse, il comitato si scaglia contro l’Arpat

Biomasse, il comitato si scaglia contro l’Arpat

Nuove accuse all’organo tecnico che esclude conseguenze sulla salute dovute all’avvio della nuova lavorazione all’Alce. «Evidenzieremo le responsabilità»

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BAGNI DI LUCCA. «La recente esposizione mediatica di Arpat e il suo perseverare nel diffondere, sul tema specifico dell’Alce, informazioni inesatte e opinioni non supportate da dati appaiono impostati a gratuita difesa della iniziativa aziendale dell’Alce stessa». Replica così il Comitato Ambiente e Salute al secondo comunicato del Dipartimento Regionale apparso sul sito Arpatnews il 19 novembre scorso con cui l’ente aveva difeso il proprio operato definendolo “super partes”.

«Come cittadini impegnati da tempo sul fronte della difesa dell’ambiente e della salute – attacca il Comitato – riteniamo che quello dell’Arpat rappresenti un ruolo essenziale per la valutazione dello stato dell’ambiente e per l’attuazione degli indirizzi nel campo della prevenzione e tutela ambientale. Questo ruolo tuttavia più volte non è stato svolto». Negli anni Ottanta, prosegue il Comitato, «di fronte all’enorme inquinamento prodotto dall’Alce e alle preoccupazioni della popolazione, nessuna istituzione si attivò, tanto che nel 1987 il comitato stesso fu costretto a far effettuare a proprie spese, dall’Università di Pisa, un biomonitoraggio della qualità dell’aria. I risultati di quello studio dimostrarono la fondatezza delle inquietudini dei cittadini e il quadro della situazione si delineò in tutta la sua gravità. Quella fu la svolta che impose una ristrutturazione dell’impianto produttivo dell’Alce e determinò un consistente miglioramento della qualità dell’aria. Quella svolta non avvenne per la funzione di vigilanza e controllo dell’Arpat o per l’attenzione degli organismi delegati alla tutela della salute pubblica, ma per l’impegno della popolazione a difesa dei propri diritti». Oggi, afferma il Comitato, «purtroppo rileviamo che in alcune istituzioni, ad esempio organi dell’Arpat, si è passati dalla mancata attenzione ad un sostegno attivo a progetti aziendali di chiaro stampo speculativo e di innegabile negativo impatto ambientale e sanitario». Poi un appunto sulle modalità di risposta scelte da Arpat per ribattere alle obiezioni sollevate dal Comitato: «Noi – affermano i membri del gruppo ambientalista – abbiamo inviato ad Arpat, e per conoscenza ad altri enti coinvolti, una nota via Pec, protocollata, di cui risulta chiaro il mittente personalmente responsabile. Di contro, Arpat ha risposto con un comunicato stampa. Ciò appare formalmente scorretto e sostanzialmente grave: Arpat si è affidata ad un comunicato stampa e non ad una nota di risposta firmata. Dietro questa scorrettezza formale si potrebbero nascondere responsabilità, errori ed omissioni di altro tipo. Chi ha redatto il comunicato stampa ha comunque dato ulteriore prova di non conoscere la questione specifica. Il messaggio rassicurante di Arpat – conclude il Comitato – è in contrasto con qualsiasi principio di precauzione. Il rispetto dei limiti emissivi nulla dice sulla sostenibilità ambientale dell’impianto in quanto ai fini delle ricadute ambientali e sanitarie contano i valori assoluti delle sostanze emesse e non i valori relativi, come ben sa Arpat. La mancata Via dell’impianto Alce e il mancato rispetto della normativa nazionale ed europea a tutela della qualità dell’aria-ambiente nel Comune di Bagni di Lucca richiamano a responsabilità politiche, amministrative e personali che il Comitato provvederà a evidenziare nelle sedi competenti».

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