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I negozi scompaiono in serie, problemi anche per le vetrofanie

di Barbara Antoni
I negozi scompaiono in serie, problemi anche per le vetrofanie

LUCCA. Sembrava rifiorito Chiasso Barletti. I fondi commerciali deserti da tempo immemore negli ultimi due anni si erano ripopolati di attività, di vetrine accese, di entusiasmo. Ma per molti...

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LUCCA. Sembrava rifiorito Chiasso Barletti. I fondi commerciali deserti da tempo immemore negli ultimi due anni si erano ripopolati di attività, di vetrine accese, di entusiasmo. Ma per molti commercianti il sogno è svanito, e in breve tempo, per colpa della crisi, del degrado e della burocrazia, anche per le pastoie che invischiano una questione semplicissima come una vetrofania.

Quattro fondi in fila, entrando da via Santa Lucia nel vicolo che collega piazza San Michele a via Fillungo, sono chiusi o esibiscono il cartello con la scritta “cedesi attività”. Sono ilfondo della gelateria Veneta (la “Venetina”, il punto vendita più piccolo delle quattro Veneta in città), il locale che ospitava una panineria poi trasferita in piazza San Michele, un negozio di oggettistica e uno di tappeti.

Erica Palagi, lucchese, titolare del negozio di oggettistica “In home” è una delle commercianti di Chiasso Barletti che cede l’attività. A fine dicembre chiuderà i battenti.

«È vero, oggi c’è la crisi - dice la giovane Erica -, ma il problema vero è che questa strada è pessima: non è segnalata, ed è molto sporca. I mezzi di Sistema Ambiente non riescono a entrare perché è troppo stretta. Così noi commercianti facciamo tutto da soli, laviamo e puliamo la strada e davanti ai nostri negozi. Almeno ci concedessero uno sconto sulla Tares».

Erica si è imbattuta suo malgrado anche negli ostacoli della burocrazia. Il caso è singolare.

«Da quattro anni a questa parte - racconta - prima la precedente proprietaria e poi io in prima persona abbiamo chiesto al Comune il permesso di apporre una vetrofania sul negozio. L’autorizzazione non è mai arrivata, anzi è bloccata. Mi si chiede di sapere se gli infissi del mio negozio risalgono a prima o dopo la seconda guerra mondiale. Perché se fossero precedenti sarebbero sotto la tutela delle Belle Arti. Io i documenti sulla fabbricazione degli infissi non so dove andarli a trovare. E il risultato è che la vetrofania non l’abbiamo mai messa. Ormai non me ne importa neanche più, visto che il 31 dicembre ho deciso che chiudo».

Erica, come molti altri commercianti di Chiasso Barletti, sarebbe favorevole a installare un cartello con l’elenco dei negozi all’inizio della strada, la renderebbe più visibile anche ai turisti.

«Ma anche per un semplice cartello, la procedura per l’autorizzazione è lunghissima, oltre che costosa - aggiunge la giovane commerciante -. È finita che non ci abbiamo mai provato, io in particolare sulla scorta della mia esperienza con la vetrofania. Mi sono davvero stufata di rimbalzare tra tanti uffici senza risultato».

Niente cartelli, niente guide turistiche con i gruppi, scarso anche il passaggio dei lucchesi. Questo perenne anonimato, per una strada che più centrale non si può - sembra quasi un paradosso - ha finito per essere uno dei maggiori motivi della fine di molti esercizi.

Eppure, dice Mara Arnoldo, titolare della “Venetina” , gelateria quasi storica di Chiasso Barletti visto che si affaccia sull’angolo tra il vicolo e via Santa Lucia da oltre vent’anni, «Chiasso Barletti doveva essere tenuto come un gioiello. Purtroppo non è segnalato negli itinerari. E soprattutto non è curato, non è pulito. I piccioni sporcano e nessuno interviene se non i commercianti».

La gelateria adesso è chiusa, con il cartello “cedesi attività”. «Abbiamo altre tre punti vendita in città - spiega la signora Mara - è non avendo più la persona che si occupava di quello in Chiasso Barletti, la situazione attuale non ci consente di assumere altro personale. Ci auguriamo di trovare qualcuno che voglia impegnarsi nella gestione».

Per mettere in luce Chiasso Barletti e le sue attività, è accaduto di recente che alcuni esercizi abbiano piazzato dei cartelli di modeste dimensioni davanti all’entrata.

Ma, viene riportato, «evidentemente sono partite subito delle segnalazioni. Tant’è che nel giro di pochi giorni sono arrivati gli agenti della polizia municipale e ci hanno ordinato di rimuovere i cartelli, perché occupavano il suolo pubblico. È vero, ma noi siamo dimenticati, abbandonati, non segnalati».

«A raccontarlo non ci si crede - concludono i commercianti - che Chiasso Barletti viva questa condizione quando si trova nel più pieno cuore del centro, fra due dei suoi punti più conosciuti e popolati come via Fillungo e la piazza dove si trova la chiesa di San Michele».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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