Il Tirreno

Lucca

Alce, l’Arpat insiste «Meno inquinamento»

Alce, l’Arpat insiste «Meno inquinamento»

L’Agenzia ambientale risponde al Comitato ribadendo la propria imparzialità E spiega perché bruciare le biomasse potrebbe ridurre le polveri sottili

3 MINUTI DI LETTURA





FORNOLI. Arpat risponde al Comitato punto su punto. E conferma quanto sostenuto nella nota della scorsa fine settimana: cioè che l’impianto a biomasse dell’Alce non creerà problemi ulteriori alla qualità dell’aria ma - anzi - quest’ultima potrebbe trarne qualche beneficio. Anche se, riconosce, «il carattere divulgativo e sintetico» del primo intervento «può aver dato luogo a interpretazioni non corrispondenti alla volontà dell’agenzia».

Vecchio e nuovo impianto. Il primo punto che Arpat affronta è quello strutturale. «La centrale a biomasse utilizzerà 100mila tonnellate di legname di castagno, residuate dalla produzione del tannino (correggendo così quanto sostenuto nella prima comunicazione, dove si parlava di «sostituzione» dell’impianto del tannino, ndr) e ulteriori 50mila tonnellate di legname». Questo impianto prenderà il posto di una cartiera che oltre al balck liquor aveva un utilizzo del legname «dell’ordine delle 100mila tonnellate l’anno a cui si sommava l’uso di notevoli quantità di combustibili fossili. Tale impianto produceva una quantità di polveri sottili superiore al massimo di emissioni autorizzate per la nuova centrale a biomasse».

Il Pm10. La questione forse più scottante è quella che riguarda le polveri sottili. Arpat riconosce che nella Media Valle c’è un problema di alto valore di Pm10 e, anzi, si rende disponibile a effettuare uno studio (finanziato da enti locali e Regione) per capirne in profondità i motivi.

Secondo le analisi citate da Arpat, la fonte prevalente è data dalle «combustioni locali (riscaldamento, traffico, combustione di biomasse)». Più nel dettaglio, spiega Arpat, quattro tonnellate l’anno di Pm10 «corrispondono alla combustione in campo di circa 900 tonnellate di sfalci e potature. Se si pensa che la centrale a biomasse è autorizzata a emettere le quattro tonnellate l’anno di polveri totali a fronte della combustione di circa 150miale tonnellate l’anno di legna, si comprende quanto efficaci siano i sistemi di abbattimento previsti dal progetto». Di più. Secondo Arpat, «avviare gli sfalci e le potature all’utilizzo energetico in una moderna centrale a biomasse costituirebbe una efficace azione di risanamento strutturale della qualità dell’aria».

Sfalci e potature. Uno dei passaggi che il Comitato aveva contestato ad Arpat era quello sull’alimentazione della centrale: il Comitato, infatti, aveva ricordato che essa inghiottirà solo legna vergine e non sfalci e potature come scritto dall’Agenzia. Che, tuttavia, citando il testo unico ambientale, precisa che si prevede «la possibilità di utilizzare per tali tipi di centrali sfalci e potature provenienti da attività agricole o forestali, considerandoli quindi proprio come legno vergine. Sono al momento esclusi, anche se ci sono iniziative colte a superare tale esclusione, quelli provenienti dalla manutenzione del verde pubblico e privato. Tuttavia, nella zona in questione si può ritenere che i primi siano decisamente prevalenti».

«Siamo imparziali». Infine, Arpat ribadisce il proprio ruolo di imparzialità e terzietà e respinge al mittente le accuse di «spalleggiare» altre istituzioni: «Arpat, proprio perché è gelosa del suo ruolo tecnico-scientifico super partes non assume mai posizione pro o contro, ma fornisce elementi conoscitivi a disposizione di tutti». Infine, l’agenzia ricorda che «il percorso seguito nel caso dell’autorizzazione dell’impianto Alce è rispettoso delle leggi e che le verifiche compiute anche in sede di Tar e di Consiglio di Stato hanno confermato la validità delle autorizzazioni concesse».

Parole che sono destinate, probabilmente, a rinfocolare il dibattito e la polemica con il Comitato.

Luca Cinotti

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il dolore

San Giuliano Terme, è morto Tiziano Taccola: storico dirigente socialista

di Redazione Pisa