Finanza
«Non siamo un’élite, conta il merito»
Alberto Bemporad, direttore di Imt: «Cerchiamo i migliori in tutto il mondo». Oggi l’apertura dell’anno accademico
LUCCA. «L’unico criterio che adottiamo è il merito. E basta. Solo così si può entrare a Imt». Alberto Bemporad, direttore dell’istituto di alti studi che oggi alle 14.30 in San Francesco inaugurerà il suo anno accademico (con la molto probabile presenza del ministro Maria Chiara Carrozza), non vuol sentir parlare di “scuola di élite”, di istituzione che toglie il “pane di bocca” all’istruzione pubblica.
«Anche perché pure Imt è un’istituzione pubblica, fin dalla sua fondazione».
Sì, ma c’è comunque una parte della città che vi vede con diffidenza. Come si spiega questo atteggiamento?
«Innanzitutto devo dire che me ne rammarico. E poi, forse, c’è stato un problema di comunicazione verso l’esterno, di fare capire quello che facciamo all’interno di Imt. Che non è solo didattica, ma anche molta ricerca che può avere ricadute importanti anche per la collettività».
Su questo ritorneremo. Ora vorrei ripartire dall’inizio, dai ragazzi che frequentano i vostri corsi. Come vengono reclutati?
«Come ho accennato, l’unica bussola che seguiamo è quella del merito: vogliamo avere i migliori. E gli studenti che si rivolgono a noi sanno che qui si entra solo per merito e che tutti partono alla pari. Il concorso, poi, è aperto a tutto il mondo: nel 2012 abbiamo ricevuto 2.500 domande, all’interno delle quali abbiamo selezionati i 40 più bravi. E ricordo che chi entra a Imt non paga retta e ha garantito vitto e alloggio per la durata del corso».
C’è un’altra critica che vi viene mossa fin dai primi anni: quella di far rimanere poco del vostro lavoro sul territorio, un territorio che vi supporta anche economicamente. Come risponde?
«Guardi, io non so qual è la destinazione finale dei nostri allievi: d’altra parte non mi sembra che tutti i laureati dell’Università di Pisa, per fare un esempio, rimangano a Pisa. Tuttavia, vorrei far sapere anche che abbiamo avviato dei dottorati in apprendistato presso aziende locali. E poi abbiamo diverse collaborazioni importanti in atto: con il Comune di Lucca sul piano strategico territoriale e sulla “smart city”, con l’Asl su un progetto di ingegneria gestionale per il nuovo ospedale e con la Fabio Perini e la Lucense sulla base di fondi regionali. E poi, per rimanere più rasoterra, c’è tutto il “giro” portate dalle persone che a vario titolo lavorano o studiano a Imt».
Quante sono complessivamente?
«Si oscilla fra le 200 e le 250».
Prima diceva che a Imt non fate solo didattica. Cosa intendeva?
«Che diamo molto spazio alla ricerca. Non è un caso che l’Anvur (l’agenzia di valutazione del sistema universitario, ndr) ci ha piazzato al primo posto in Italia per le scienze economiche. E per le altre discipline non ci ha preso in considerazione perché non raggiungiamo un numero minimo di docenti. Ma, da un’analisi che ho fatto effettuare, posso affermare che la media dei docenti di Imt è di 0,92 su uno, circa quattro volte la media nelle università italiane».
Avete realizzato qualche spin-off imprenditoriale?
«Abbiamo Odys, una società ospitata nel polo tecnologico lucchese, che si occupa dello sviluppo di modelli matematici per la progettazione di sistemi di controllo in molteplici aree: dal controllo degli autoveicoli all’aerospaziale, al mercato elettrico».
Oggi celebrate l’apertura del nuovo anno accademico, che per voi significa anche avere a disposizione l’intero complesso di Imt, a eccezione delle chiese di San Francesco e di San Franceschetto: questo porterà qualche novità importante?
«Il nuovo campus di San Francesco ci permetterà di aumentare l’organico dei professori che, come gli studenti, vengono reclutati esclusivamente sulla base del merito. Già ora abbiamo messo sotto contratto un docente in più, che proviene dal politecnico di Torino e che ci ha portato in dote un progetto da oltre un milione di euro».
E gli studenti quanti sono?
«Attualmente circa 150 perché abbiamo delle “sovrapposizione” fra i vari cicli. A regime dovrebbero essere fra 100 e 120. Comunque, visto che il loro numero è legato a quello dei docenti, con le nuove assunzioni di professore potremmo aumentare anche i posti per gli allievi».
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