Finanza
Biomasse, l’Arpat dice sì «Niente inquinamento»
Secondo l’agenzia l’impianto dell’Alce non farà peggiorare la qualità dell’aria Anzi, potrebbe esserci un miglioramento dovuto ai minori “falò” di legna
FORNOLI. L’impianto a biomasse dell’Alce non darà problemi per la qualità dell’aria: né qper quanto riguarda gli ossidi d’azoto, né per il Pm10, né per le nanopolveri. A sostenerlo, con una presa di posizione che è destinata a rinfocolare polemiche da parte soprattutto dei comitati (ma anche dei Comuni interessati) è l’Arpat.
L’agenzia ambientale mette in riga tutte le questioni aperte sul fronte dell’inquinamento, rifacendosi alla peraltro contestatissima procedura di autorizzazione rilasciata dalla Provincia nel 2010. Secondo Arpat «il contributo dell’impianto ai livelli di PM10 (che è l’inquinante per cui è più critico l’attuale stato della qualità dell’aria) è minimo, mentre il parametro che può subire un incremento è quello degli ossidi di azoto. I dati relativi al monitoraggio della qualità dell’aria mostrano però che per tale parametro non vi sono criticità».
Secondo Arpat l’impianto che Alce (per essere più precisi Biomasse del Serchio, cui è stata “volturata” l’autorizzazione) vuole realizzare è ben attrezzato sia dal punto di vista dei sistemi di abbattimento delle polveri, si da quello del controllo: «La Provincia - spiega Arpat - ha previsto un sistema di monitoraggio in continuo del parametro polveri con valori limite sia per le medie orarie che quelle giornaliere. Dal punto di vista tecnico, per quanto riguarda le emissioni in atmosfera, l’impianto sarà dotato di sistemi che consentono la verifica in oggni momento dei quantitativi di polveri emesse e la verifica del rispetto dei valori limite previsti».
Non basta. Secondo Arpat, gli effetti potrebbero anzi essere benefici: «La realizzazione della centrale a biomasse si potrebbe trasformare in una importante occasione di risanamento della qualità dell’aria se si costituisse una filiera per il recupero e il riutilizza energetico delle potature e dei rifiuti agricoli, che attulamente vengono per lo più bruciati in campo, con un rilevante contrinuto ai livelli di inquinamento».
Ultimo punto preso in considerazione, quello delle nanopolveri. E, più in dettaglio, dei “filtri a maniche” che saranno installati nell’impianto di Fornoli con il compito di catturare queste particelle inquinanti particolarmente “subdole”. «In molte occasioni - ricorda Arpat - è stato affermato che i filtri a maniche non sono efficaci con le polvere ultrafini o nanopolveri, in quento la dimensione di tali particelle è inferiore ai vuoti della trama del tessuto che costituisce il filtro. In realtà questo non accade: i filtri a maniche costituiscono uno dei più efficaci sistemi di abbattimento delle polveri. Dai dati di letteratura risulta che l’efficacia di filtri a maniche, quali quelli degli impianti di incenerimento e quello previsto per l’impianto Alce, nell’abbattimento di polveri ultrafini dipende poco dal loro diametro ed è ampiamente superiore al 90%».
Rassicurazioni che, come ricordato, probabilmente non fermeranno il dibattito, anzi avranno l’effetto di rinfocolarlo. Anche per la premessa che Arpat fa alle sue considerazioni: per abbattere l’inquinamento da polvere sottili non serve agire su una sola fonte, ritenuta per di più poco significativa, ma intervenire su quelle principali, individuate dall’agenzia in traffico e riscaldamento domestico.
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