Sicurezza
«Quei soldi erano mance per le fotocopie»
LUCCA. Una mancia come tante altre. Elargita con magnanimità da chi voleva delle copie non autenticate. Si è difeso così - assistito dal suo legale - davanti al sostituto procuratore Fabio Origlio l’i...
LUCCA. Una mancia come tante altre. Elargita con magnanimità da chi voleva delle copie non autenticate. Si è difeso così - assistito dal suo legale - davanti al sostituto procuratore Fabio Origlio l’impiegato dell’archivio notarile di via Burlamacchi pizzicato dagli inviati della trasmissione tv «Le Iene» mentre forniva copie sottobanco a prezzi stracciati intascando il compenso che spetta allo Stato. Il dipendente statale, originario della Calabria e residente a Pisa, ha aggiunto nel corso dell’interrogatorio che quel denaro veniva sistemato in una scatola - una sorta di cassa comune - e a fine anno i pochi soldi racimolati venivano impiegati per una cena comune. Adesso la procura dovrà decidere se ascoltare gli altri due impiegati - un uomo e una donna - come persone informate dei fatti per verificare se le loro versioni collimano e se quindi anche gli altri componenti dell’ufficio (direttore escluso) erano adusi a questa pratica inconsueta. Al momento il dipendente pisano resta l’unico indagato e il capo d’imputazione potrebbe essere modificato da peculato per induzione all’errore in corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio. La procura infatti, sulla base delle dichiarazioni fornite dall’indagato, potrebbe aggiustare il tiro. Sinora il dipendente statale in veste di pubblico ufficiale incaricato di un servizio pubblico nell’esercizio delle sue funzioni - giovandosi dell’errore del committente le fotocopie non autenticate che il dipendente non avrebbe potuto e dovuto fare - aveva ricevuto, in almeno 4 casi documentati dalle telecamere de «Le Iene», del denaro. Ed era indagato per peculato per induzione all’errore reato punito con la reclusione da sei mesi a tre anni. Se invece passa la versione fornita dal dipendente e cioè che quei soldi erano le mance dei committenti per ottenere ciò che non avrebbero potuto ottenere e quindi che lui come pubblico ufficiale ha compiuto, in cambio di denaro, un atto contrario ai doveri d’ufficio allora si fa strada il reato di corruzione propria punito con la reclusione dai quattro agli otto anni. Il filmato originale della trasmissione Le Iene con il volto non oscurato dell’impiegato pisano è stato acquisito ed è agli atti.(l.t.)
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