La manifestazione
Stalker condannato: molestava una donna da oltre vent’anni
Ennesimo atto giudiziario di una vicenda iniziata nel 1987 Il gup ha inflitto all’uomo 24 mesi di reclusione
LUCCA. Perseguitata per 26 anni da un amico del padre invaghitosi di lei al punto di diventarne l’oggetto della sua ossessione. Denunce, intimazioni del questore, condanne per molestie non sono servite a cambiare il suo comportamento da perfetto stalker. Appostamenti, pedinamenti, lettere d’amore lasciate nella cassetta della posta nella convinzione - maturata soltanto nella sua testa - che quella donna segretamente lo corrispondesse. Una storia fuori dal comune, probabilmente unica nel suo genere, che fortunatamente nel corso di decenni non è sfociata in episodi di violenza fisica o verbale. Un molestatore assillante che è stato condannato in abbreviato davanti al gup a due anni di reclusione e a una provvisionale di alcune migliaia di euro a titolo di risarcimento del danno. Nei guai è finito Paolo Barzacchini, 54 anni, residente a Buti che non avendo ottenuto i benefici di legge si è visto sostituire dal giudice la pena detentiva in un provvedimento di divieto di dimora, di transito o di soggiorno in tutta la provincia di Lucca visto che l’”amata” risiede nel capannorese. Nella speranza che l’infatuazione verso quella donna non lo trascini di nuovo di fronte al giudice.
Amore impossibile. Il colpo di fulmine a senso unico che gli cambia l’esistenza arriva nel 1987 quando lo stalker ha 28 anni e la futura vittima soltanto 19. Da quel giorno lei diventa la sua ragione di vita. Prima e dopo i pasti si apposta davanti alla sua casa o la segue per strada. Senza parlare, senza esternare i suoi sentimenti. Soltanto per ammirarla mentre cammina o mentre sale in macchina. Nella cassetta della posta lei trova continuamente lettere d’amore. Ma lei non ne vuol sapere e glielo dice apertamente. Ma è tutto inutile: lui resta in silenzio e continua nelle sue molestie assillanti.
Approccio sbagliato. Nel 1995 il primo tentativo d’approccio è un disastro. Trova la serranda semi abbassata del negozio di abbigliamento dove la donna lavora e tenta di aggredirla. Lei lo allontana e scatta la denuncia per molestie. Due anni dopo viene condannato a 3 mesi con la sospensione della pena. Altri al suo posto avrebbero desistito. Lui no. Neanche quando lei si sposa. Il marito l’affronta, ma lui prosegue nei pedinamenti e nell’invio di missive. «Lasciami stare, che vuoi da me» lo supplica invano la donna. Nel 2009 scatta una nuova denuncia e viene colpito dalla misura dell’ammonimento del questore.
L’arresto. Il 22 aprile scorso la goccia che fa traboccare il vaso. Barzacchini ha perso il lavoro e con la morte della madre vive da solo. Disperato salta il cancello dell’abitazione della donna e tenta di aggredirla. In casa c’è la madre di lei e insieme lo respingono. A quel punto si rivolgono all’avvocato Marco Taddei di Viareggio e parte una denuncia circostanziata alla procura della Repubblica. Il sostituto Sara Polino chiede e ottiene dal gip Alessandro Dal Torrione gli arresti domiciliari per Barzacchini e il suo legale presenta istanza di abbreviato. Nell’udienza l’imputato si è difeso sostendendo che «spesso a casa mia suonava il telefono e dall’altro capo nessuno rispondeva. Ero sicuro che fosse lei».
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