Il Tirreno

Lucca

Comics, si cercano altre aree per una migliore fruibilità

di Marco Innocenti
Comics, si cercano altre aree per una migliore fruibilità

Alla mostra 350mila presenze, con 25-30 milioni di euro portati alla città

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LUCCA. Qualcuno più di 200mila i biglietti staccati agli stand di Lucca Comics and Games, ma le presenze nei quattro giorni della manifestazione dei record sono molte di più. Ai 200mila paganti ai botteghini, vanno aggiunti intanto gli 8mila pass (729 a giornalisti accreditati), i bambini che non pagano e le migliaia di Cosplayer ai quali interessa solo sfilare e mostrarsi (e con certi costumi nemmeno entrerebbero negli stand), per la gioia di tanti fotografi che arrivano appositamente per loro. Lo scorso anno, secondo la questura, le presenze erano arrivate a 300mila persone, quest’anno si è andati oltre: si parla di almeno 350mila. Per la gioia, certo, di commercianti, pubblici esercenti e albergatori sui quali, secondo le stime di uno studio della Università Bocconi di Milano, sono caduti tra i 25 e i 30 milioni di euro: lo studio indica infatti che l’investimento per la manifestazione (2,7 milioni nel 2012, qualcosa di più quest’anno anche per i costi delle gare europee per gli appalti) va moltiplicato per dieci volte quando si considerano i soldi spesi dai visitatori durante la loro permanenza sul territorio: soprattutto Lucca, ma anche tante città vicine che riempiono gli alberghi proprio grazie ai Comics.

I numeri, illustrati da Francesco Caredio e Massimo Di Grazia, rispettivamente presidente e amministratore delegato della Lucca Comics and Games Srl, la società che cura la manifestazione, sono davvero eclatanti. Ma accanto alla legittima soddisfazione per il trionfo, obbligano ad una riflessione già partita: come fare per evitare negli anni a seguire le code, i disagi e qualche disservizio dovuto alle dimensioni di una piccola città d’arte che deve sostenere l’assalto di masse così consistenti? Come evitare il collasso, sfiorato più volte nei giorni della rassegna che – e non hanno dubbio gli espositori che partecipano ad entrambe le mostre – per presenze, fascino e qualità ha ampiamente superato la “rivale”Angouleme, in Francia?

«Siamo già al lavoro e sono già in corso i primi contatti con enti e categorie. Abbiamo messo sul campo l’esperienza maturata da una struttura snella di professionisti (cinque dipendenti e due coordinatori a contratto) cresciuti insieme alla manifestazione – afferma Caredio – e il risultato è stato davvero soddisfacente. Ma non ci nascondiamo le criticità che sono emerse. Le valuteremo insieme agli enti locali e alla Prefettura per quanto riguarda la questione dell’accesso e della sosta, emersa con chiarezza. Un esempio su tutti: la stazione ha dovuto sopportare anche 50mila transiti al giorno, quando è strutturata per 7-8mila. Non c’è dubbio che occorrano fermate alternative e aree di sosta più decentrate, in grado di intercettare il flusso di auto prima che arrivi nella città già satura».

La logistica è però è da rivedere anche per la dislocazione degli stand, oggi troppo concentrati nella zona sud-ovest del centro, e per l’impatto (non solo estetico) dei padiglioni dei Games, i più frequentati, nell’area di approdo delle auto in arrivo dall’autostrada e dei visitatori scesi dalla stazione.

«Ne siamo consapevoli e abbiamo già disposto misurazioni di nuove aree per cercare alternative. Nell’attesa che possa essere disponibile la Manifattura, valutiamo piazzale Verdi e Piazzale S. Donato (con la struttura coperta della Cavallerizza), ma anche il complesso del Carmine, se sarà disponibile. Certo, respiro ci darebbe poter riutilizzare piazza S. Michele, ma non ci facciamo troppe illusioni. Comunque è evidente la necessità di spalmare gli stand e le mostre in tutto il centro. D’altra parte non va dimenticato che all’inizio i Games occupavano 500metri quadri, oggi ne occorrono 10mila. E non va trascurato il boom dei Movie».

La zona nord-est del centro, che si lamenta per essere tagliata fuori dal grande giro, potrà avere qualche padiglione?

«Ci stiamo pensando e qualcosa già abbiamo fatto portando Japan Palace al Real Collegio, la biglietteria in piazza San Francesco, la mostra su Ferragamo nella chiesa dei Servi. Nel 2008 provammo a portare parte della rassegna all’Anfiteatro, ma fu un fiasco. Nulla vieta che possiamo tuttavia studiare meglio come distribuire le iniziative».

Chiuderete con un buon utile il bilancio di quest’anno.

«Sono tre anni che finiamo in attivo, ma non va trascurato che il 47% dell’utile finisce in tasse. E il rimanente lo reinvestiamo».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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