Il Tirreno

Lucca

Coro di consensi alla liberalizzazione delle aperture

di Rossella Lucchesi

Titolari di esercizi pubblici e di negozi favorevoli alla revoca dei limiti sugli orari. «Ma ora servono controlli e servizi»

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LUCCA. Sì alla liberalizzazione degli orari di apertura e chiusura di negozi e pubblici esercizi, ma con qualche riserva e soprattutto tenendo conto delle caratteristiche della città. Stop pertanto a orari prestabiliti e via libera ad aperture illimitate. Che però non siano causa di disagio agli abitanti e alla città stessa che devono essere preservati da atti di vandalismo e situazioni di pericolosità. E’ un coro unanime quello che si leva nei confronti delle recenti decisioni della giunta comunale che, adeguandosi alle nuove normative nazionali che stabiliscono la decadenza di ogni limite di orario, abolendo di fatto il calendario delle aperture domenicali e dei giorni festivi, lasciando così libero arbitrio ai commercianti che potranno stabilire in modo autonomo la gestione delle proprie attività. Compatibilmente comunque con le esigenze della città, sulla quale il Comune potrà intervenire con ordinanze mirate e limitative, finalizzate alla quiete e all’ordine pubblico.

«Era l’ora che ci si guardasse intorno e si prendesse atto che anche Lucca è cambiata strutturalmente, trasformandosi in una realtà che per la maggioranza dell’anno vive di turismo» afferma Marco Brotini, titolare della storica osteria Baralla, totalmente favorevole alla liberalizzazione. «Sempre che non si ledano interessi comuni e non si creino disagi – prosegue – ma con l’obiettivo comune di favorire lo sviluppo di una città sempre più a vocazione turistica». Dello stesso avviso Mario Lazzareschi, barman del Caffè Ristretto di via San Giorgio, il quale propone l’istituzione di un consorzio di sicurezza per i locali che restano aperti fino a tarda ora e lancia l’ipotesi dell’impiego di poliziotti privati incaricati, per sorvegliare sull’incolumità dei quartieri e delle persone, da affiancare al regolare servizio d’ordine. Secondo Lazzareschi esiste però un altro problema: la scarsa presenza di servizi igienici pubblici. «E’ mai possibile – aggiunge – che un secolo fa, quando il turismo era solo una chimera, la città fosse dotata di numerosi vespasiani, mentre adesso, per poter usufruire del servizio, si è costretti a consumare in un bar oppure a fare file interminabili nei pochi bagni pubblici disponibili?». La liberalizzazione degli orari trova d’accordo anche Maurizio Del Magro, titolare dell’Oste di Lucca e pioniere della lotta contro i limiti di chiusura dei locali, il quale ricorda però di considerare che Lucca non è New York o Amsterdam.

«Con maggiori controlli anche noi ci sentiamo più tutelati e possiamo sfruttare al meglio tante occasioni, come aperture straordinarie o notti bianche» aggiunge Eva Solinas dell’osteria Lucca Drento di piazza San Frediano che però per Lucca pensa a orari più contenuti, magari da estendersi in estate o in occasioni particolari. Consenso alla revoca dei limiti di orario arriva anche da molti negozianti che, come Carla Pinto dell’outlet Studio 12 e Lia Gennazzari dell’Optical in via Buia e Simone Petroni responsabile del negozio di calzature Monica Shoes in via Fillungo, sono favorevoli alle aperture oltre gli orari finora consentiti, festivi e notturni compresi. «Basta organizzarsi – dicono – anche se, al momento, per i negozi il problema non si pone, in quanto, tranne qualche eccezione, le vendite sono concentrate prevalentemente durante la giornata e nei momenti di maggior richiamo. Un’apertura continuata ogni sera e durante la notte sarebbe assurda e inutile».

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