Sicurezza
Lucca-Pisa, calvario quotidiano sui treni
Viaggio con gli studenti inferociti per i vagoni strapieni e fatiscenti, le soppressioni, i ritardi, i buchi nell’orario e i costi
LUCCA. Ritardi dei treni che non consentono di arrivare in tempo alle lezioni, sovraffollamento all'interno dei vagoni e orari che non rispondono alle esigenze degli universitari. Sono solo alcuni dei problemi con cui ogni mattina i giovani pendolari si trovano a fare i conti. A denunciare i ripetuti disagi, sono loro stessi, mentre, zaini in spalla, percorrono la tratta Lucca-Pisa delle 7,42. E’ qui che incontriamo Giulia Perugini, studentessa alla facoltà di medicina.
«Spesso mandano mezzi troppo piccoli per soddisfare un’utenza così importante – commenta - così siamo costretti ad affrontare l’intero tragitto schiacciati l’uno contro l’altro». Un problema, questo, che sembra essere frequente e non limitato soltanto ad alcune fasce orarie. E’ quello che si verifica infatti anche durante il nostro viaggio. Soltanto una parte dei ragazzi riesce ad accaparrarsi un posto a sedere: molti sono quelli stipati nei corridoi, fra un sedile e l’altro o nelle aree di collegamento dei vagoni. Ognuno cerca di tenersi come può alle maniglie vicine.
«Anche stamani siamo in piedi» mormora una studentessa all'amica. «E’ sempre così – risponde l’altra – anche sul treno successivo delle 7,55». Soltanto raggiunta la fermata di Pisa San Rossore, il mezzo comincia a svuotarsi e in diversi riescono a guadagnarsi un posto, in attesa della stazione Centrale.
Lo stesso avviene durante il ritorno. Saliamo su quello delle 12,55 che copre la tratta Pisa San Rossore – Lucca: le poltroncine appaiono subito insufficienti e non tutti ne trovano una. «A volte non c’è abbastanza spazio e qualcuno deve restare a terra» racconta Claudia Modena. E’ quanto accade, ad esempio, intorno alle 12,25, secondo le dichiarazioni dei pendolari. «Quando la lezione termina alle 11 – prosegue infatti Claudia – devo aspettare un’ora e venticinque per poter fare ritorno a casa perché non esistono corse prima di quell'ora. Non essendo la sola a trovarmi in questa situazione, il convoglio delle 12,25 con partenza da Pisa San Rossore, già occupato da chi sale alla stazione Centrale, finisce per raccogliere un’utenza piuttosto consistente, lasciando inevitabilmente a piedi gli ultimi arrivati». Disagi, questi, riscontrati anche da chi compie il percorso inverso. «Spesso preferisco utilizzare la macchina per recarmi all'Università – confessa Clizia Cincidda – perché Trenitalia ha un buco di circa due ore sulla tabella di marcia che appare davvero scomodo. Quando ho lezione alle 12,30, infatti, l’unico mezzo che posso prendere è quello delle 10,42 poiché il successivo mi conduce a destinazione quando il professore già ha cominciato la sua spiegazione». A costituire un problema da non sottovalutare, sono poi i frequenti ritardi. Non basta calcolare l’orario di arrivo e il tempo che occorre per raggiungere la facoltà, in conto è necessario mettere anche rallentamenti o cancellazioni dei treni. Nessuna variazione per la corsa delle 7,42 su cui viaggiamo, ma secondo i ragazzi, la mattinata è particolarmente fortunata. «Soprattutto in caso di maltempo, le soppressioni arrivano a raffica – spiega Stefano Tognetti –. I prezzi aumentano, ma il servizio è lo stesso: orari non rispettati e vagoni troppo piccoli e imbrattati, tanto da non vedere al di là del vetro». «A volte i ritardi sono dovuti anche alle coincidenze – afferma poi Claudia Modena –. Mancando in molti casi i doppi binari, i treni devono aspettarsi tra loro. Anche quando uno di questi parte puntuale, capita che debba fermarsi ad una stazione intermedia per lasciare passare quello che sopraggiunge nella direzione opposta». «La scorsa mattina ad esempio, è stato annunciato all'altoparlante un ritardo di dieci minuti “per attesa capotreno”» aggiunge con sarcasmo un altro studente.
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