Sicurezza
In ginocchio gli allevamenti di trote invasi dalle frane
GALLICANO. Voglia di emigrare ed investire in altre regioni più attente alle problematiche degli allevatori, nessuna richiesta di assistenzialismo e soprattutto una dignità difficile da trovare di...
GALLICANO.
Voglia di emigrare ed investire in altre regioni più attente alle problematiche degli allevatori, nessuna richiesta di assistenzialismo e soprattutto una dignità difficile da trovare di questi tempi. Le tante aziende del “distretto ittico” tra Gallicano e Vergemoli, sono in crisi. Un’allevamento, il Rio Folle, dopo mezzo secolo ha dovuto chiudere i battenti perché ha riportato oltre 600mila euro di danno, nonostante un bilancio sano e senza pendenze. Altri, hanno perso centinaia di migliaia di avanotteri, e soprattutto quintali delle pregiate trote adibite alla riproduzione. Una stima dei danni pari a 1,5 milioni di euro, ma soprattutto la consapevolezza che ripartire sarà difficile. I tanti terreni lungo la Turrite, sono diventati dei “cimiteri delle trote”, per effetto dell’ordinanza del sindaco di Gallicano che autorizza l’interramento dei salmonidi in terreni ad hoc e con procedure molto severe. La rabbia degli imprenditori è rivolta a tutti i livelli istituzionali: «Nessuno vuole aiutare l’iniziativa privata, riparandosi dietro gli ammortizzatori sociali. Chi investe deve avere garanzie, perché sono in ballo posti di lavoro. E senza fondi per le attività agricole non si avanti». Le visite del ministro Orlando e del governatore Enrico Rossi, anziché ridare speranza per la ripresa del comparto, hanno alimentato ulteriore rabbia da parte di chi per anni ha investito capitali e tempo in queste attività: «Non possono venire a dirci di rivolgerci a Fidi Toscana – continuano -, è un oltraggio per chi ha subito dei danni e chi ha aziende sane come le nostre. La Regione vuole dei parassiti, mentre la realtà è che ci sono famiglie senza più nulla e che vivevano di attività economiche costruite da generazioni e con grandi sacrifici. Le aziende non sono mai state considerate, a differenza di come accade in Veneto o in Friuli. Questa è l’amara realtà». Si lamenta anche la disparità di trattamento nello stesso territorio toscano: «Quando i pescatori hanno il fermo pesca hanno giustamente un indennizzo, e noi allevatori di trote che siamo, imprenditori di serie B? Si sappia, giusto per fare capire la peculiarità delle nostre imprese, che la Toscana è l’unica regione italiana indenne da malattie infettive per le trote, e soprattutto ha tantissime aziende gestite da donne. Ma evidentemente non interessa a nessuno, anzi dalle istituzioni spesso abbiamo avuto i bastoni tra le ruote».
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