Il Tirreno

Lucca

Scuole occupate, torna la protesta

di Nadia Davini

Al Vallisneri, al Passaglia e al Civitali decisa l’autogestione, gli studenti contestano le politiche di austerity del governo

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LUCCA. È bastato un appello, diffuso durante un'assemblea del collettivo studenti lucchesi contro la crisi: “Mobilitarsi contro l'austerity”. Poi sono partiti i piani d'azione ed è scattata l'occupazione.

Contemporaneamente: al Vallisneri, al Passaglia e, anche se in forma più ridotta e poi subito tramutata in autogestione, al Civitali. Il copione è sempre lo stesso, quello che ogni anno, puntuale, si ripete di questi tempi: gruppi esigui di studenti, rapidi e immediati, che entrano negli istituti di notte o all'alba, appendono gli striscioni fuori dalle finestre e aspettano l'orario di inizio delle lezioni per informare gli altri compagni di scuola, accogliere (non sempre) i professori e dare così avvio alle giornate di mobilitazione. Per molti è una lotta che serve, per molti altri bisognerebbe cercare altre forme di protesta, più nuove e originali.

Insomma, sull'occupazione c'è sempre molto da dire: sulla modalità, sulla reale efficacia, sul rischio di vedersi screditate le ragioni della protesta e concentrare il dibattito sulle forme, più che sulla sostanza. Fatto sta che non sono pochi gli studenti che hanno voglia di farsi avanti e denunciare un sistema che non piace, una politica che non si accetta e un futuro che non c'è. Capofila il liceo scientifico Vallisneri, dove l'occupazione ha avuto uno svolgimento più “regolare” e propositivo: alle 5,30 sono entrati nell'istituto in una ventina e hanno dichiarato l'occupazione. Più difficile e tesa, invece, la situazione al Passaglia: sia in piazza Napoleone sia in via Fillungo insegnanti e preside sono stati lasciati fuori da scuola, portone sbarrato e malumore diffuso. «Abbiamo deciso di occupare durante una delle ultime assemblee del movimento studenti lucchesi contro la crisi – raccontano alcuni ragazzi del Vallisneri - Siamo arrivati questa mattina all'alba e abbiamo aspettato il resto degli studenti per informarli sulla situazione. I professori sono stati fatti entrare, anche perché impedire loro di entrare e firmare significare far perdere lo stipendio. La nostra lotta non ci vedrà mai contrapposti agli insegnanti: i tagli alla scuola in questi anni hanno colpito soprattutto quella categoria, insieme al personale Ata e ai fondi per le attività formative».

Ma cos'è che spinge gli studenti a fermare le lezioni anche quest'anno? Nei loro comunicati parlano di protesta contro il finanziamento alle scuole private, il caro libri, il caro trasporti, la mancanza di fondi, l'impoverimento della scuola pubblica e, in generale, le politiche di austerity. «L'austerity è il reale motivo della nostra lotta – proseguono – le nostre famiglie e noi per primi siamo sempre più poveri. Non sappiamo cosa ci aspetta nel futuro: lavoro? Università? Estero? Con quali soldi? E con quali prospettive? Senza parlare di quanto costa oggi mandare il proprio figlio a scuola: è stato tolto il cinquanta per cento dei sussidi alle famiglie più povere e il caro libri sfiora cifre vertiginose. L'occupazione assume anche un valore sociale: la scuola è un bene pubblico e non può essere vissuta solo come compiti in classe».

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