Il Tirreno

Lucca

Paura nell’Oltreserchio «Come a Natale 2009»

di Luca Cinotti
Paura nell’Oltreserchio «Come a Natale 2009»

I lavori sugli argini rassicurano, ma preoccupano le troppe costruzioni E al Piaggione tutti contro il canale che alimenta la centrale idroelettrica

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LUCCA. La signora Lisa Fambrini è appoggiata al muricciolo a due passi dalla chiesa di ponte San Pietro. Guarda il Serchio. Sono le dieci di ieri mattina e il fiume è vicino al suo massimo. Quattro anni fa Lisa non era qui: il giorno di Natale era impegnata a salvare il più possibile delle sue cose dall’alluvione che aveva invaso l’Oltreserchio. Oggi è solo apparentemente più tranquilla: «So che i lavori sono stati fatti. E so, perché ce l’hanno detto anche i pompieri, che il fiume non raggiungerà una piena come quella di quattro anni fa. Ma, mi perdoni, proprio non riesco a stare tranquilla». E tranquillo non è il gruppetto di persone che stanno insieme alla signora Lisa e che commentano i lavori visibili sulla sponda opposta. Parlandone anche con il presidente della Provincia Stefano Baccelli, che quei è rimasto a lungo per sorvegliare la situazione.

Poco più di un chilometro verso valle, dove la Contesora sfocia nel Serchio. Qui è in azione un’idrovora che svuota la zona fra la strada e il fiume. E qui si accentrano le preoccupazioni di Gianni e Marcello, due anziani che non si ricordano solo l’alluvione del 2009 ma anche quelle dei decenni precedenti. «Tutto sembra funzionare a dovere, ma non saremmo tranquilli fino a quando il livello del fiume non scenderà di un altro metro-metro e mezzo». Anche loro riconoscono il gran lavoro che la provincia ha fatto dopo il crollo degli argini di quattro anni fa. Ma sanno che da solo non può bastare per evitare danni. Perché - si scalda Marcello - «qualcuno il male se lo va pure a cercare. Andate a vedere quante case e quanti fabbricati sono stati costruiti lungo il fiume». Gianni (che nel 2009 ha avuta l’intero primo piano della casa allagato e decine di migliaia di euro di danni) se la prende invece con l’incuria più a monte: «Così il fiume quando è in piena trascina arbusti e piante. Che possono ostruire il corso e creare situazioni pericolose».

Nel centro di Santa Maria a Colle la situazione sembra essere più tranquilla. Anzi, forse è anche troppo tranquilla: la gente, infatti, preferisce stare in casa e non uscire rischiando di trovarsi in mezzo a un’altra piena. In tanti, poi, non hanno nemmeno mandato i bambini a scuola, nonostante questa fosse regolarmente aperta. Nessuno nemmeno nei negozi. In compenso tante macchine sono state parcheggiate alla casa di riposo Villa Santa Maria, a Maggiano. Non un caso, visto che si trova in una posizione più elevata, al riparo da un’eventuale ondata di piena.

Nel pomeriggio è dovuto intervenire addirittura il Comune, invitando chi aveva utilizzato questo “stratagemma” a rimuovere l’auto, visto che per le ambulanze era diventato un problema raggiungere la struttura assistenziale.

Tornando verso Ponte San Pietro si ascoltano anche le voci di chi individua un responsabile (o quantomeno, un corresponsabile) della situazione di pericolo: «La devono finire di aprire le dighe a monte e di riversare qui tutta l’acqua», esplode Marco Martinucci, prendendosela sia con l’Enel che con l’Autorità di bacino del Serchio.

Risaliamo il Serchio fino all’altro grande punto critico di questa ennesima giornata nera. Anche al Piaggione, l’ultima frazione del comune di Lucca in un panorama che è già da piena Mediavalle, gli animi sono agitati.

Qui l’acqua è arrivata all’alba, inondando scantinati, giardini e pianterreno delle case e dei negozi. Ma - giurano gli abitanti - si tratta di un disastro che poteva essere evitato. Perché - spiega una di loro - il responsabile è già da tempo individuato: si tratta di un fosso, che un tempo serviva per portare l’acqua dal Serchio all’ex cotonificio del Piaggione. Oggi, invece, è stato dato in concessione ai privati che lo utilizzano per alimentare la nuova centrale idroelettrica. Ma il sistema di paratie, nella notte, sembra proprio non aver retto e l’acqua è uscita dall’alveo del rio. Una ricostruzione sostanzialmente avallata anche dall’amministrazione comunale.

Le scene ricordano, seppur su scala molto minore, quelle dell’Oltreserchio di 4 anni fa. Tutti al lavoro, per ripristinare un barlume di normalità. E tutti - qui come qualche decina di chilometri più a valle - tutti a scrutare il cielo. Speranodo che oggi sia una giornata migliore e, soprattutto, senza pioggia.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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