Il Tirreno

Lucca

Nei vigneti la biodinamica fa boom

di Nadia Davini
Nei vigneti la biodinamica fa boom

Il nostro territorio in Italia è quello a maggiore densità di aziende che adottano questo metodo. Eccellenti i risultati

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LUCCA. «È come se le piante respirassero. Quando passo in mezzo ai vigneti ho come la sensazione che le piante mi seguano». Potere della biodinamica. Della cura. E dell'esperienza sul campo.

A dirlo non sono aspiranti stregoni, ma alcune aziende locali che hanno fatto della biodinamica il segreto e la filosofia dell'ottima qualità del vino che producono. Tredici a Lucca quelle vinicole, più una agricola, NicoBio, per un risultato importante: il territorio lucchese è quello con maggiore densità di aziende biodinamiche in Italia. E, anche se in pochi lo sanno, metà dei vini lucchesi arriva proprio da quel metodo di preparazione.

Parole nuove e dati concreti, presentati a San Martino in Vignale nella tenuta della Fabbrica di San Martino (produttore dell'omonimo vino) durante l'incontro organizzato dai produttori biodinamici lucchesi con altre realtà italiane, giornalisti del settore e alcuni studenti dell'Agrario. Metodi alternativi di fare agricoltura, esempi pratici e risultati eccellenti. A sentirli parlare degli strani percorsi personali che hanno portato questi produttori a tracciare il solco di una storia più grande, innovativa e più rispettosa dell'ambiente, sembra quasi di riconoscerne l'odore. Sa di campagna, di sudore, di terra bagnata, di quello che per tanti è l'inconfondibile tanfo del letame e che per qualcuno è diventato il segreto di un vino che nel bicchiere si mostra naturale e autentico, intimamente legato al terreno che l'ha generato.

In una parola, biodinamico, perché questa storia va oltre la purezza delle coltivazioni. Saverio Petrilli è l'animatore della tenuta di Valgiano. «Volevo uscire dai binari tradizionali», dice. E così dopo aver mandato a memoria le pagine di Rudolph Steiner dedicate all'agricoltura biodinamica, la strada era segnata. Nel 2000 inizia a provare e a riprovare, fino a riconvertire l'intero vigneto. «Dopo un paio di anni ci siamo accorti – racconta – che il suolo stava cambiando. Era pieno di vita, di esseri viventi, rigenerato. I risultati sono arrivati insieme ai successi e così ho coinvolto altri quattro produttori locali. Perché la forza della biodinamica sta nella capacità di fare rete. La biodinamica ti impone il confronto, lo scambio, l'assaggio con l'altro. Un po' come il vino, che apre tutte le porte: un vino che fa dormire è inutile».

E la rete si è costruita davvero. Con Beppe Ferrua della Fabbrica di San Martino, Gabriele Da Prato del Podere di Concori a Gallicano e con i fratelli Barsanti di Macea, a Borgo a Mozzano. Ai quali se ne sono aggiunte altre nove, di medie e piccole dimensioni: Calafata, Corte Malgiacca, Fattoria Colleverde, Sardi Giustiniani, Cantine Morelli, Al Podere di Rosa, Tenuta Maria Teresa, Tenuta dello Scompiglio e Vivai Moroni, con una media di dieci ettari di terreno e diecimila bottiglie ciascuno. «Abbiamo mantenuto le vecchie macchine, trasformandole secondo il metodo biodinamico – spiega Ferrua – Abbiamo provato direttamente sul campo e solo provando abbiamo potuto aggiustare il tiro». La verità è che bisogna crederci. E per crederci non resta che provare. Anzi: assaggiare. La differenza, ad esempio, tra un frutto coltivato in maniera tradizionale e uno biodinamico è immediata: sapore, odore, colore, forma. Proprio come entrare nel grande orto familiare di Elena e Federico, i proprietari dell'azienda agricola biologica Nico (www.nicobio.it): qua si trovano ancora piante da frutto che fiancheggiano capannelli di fagioli e solchi di pomodori legati con salci e ginestre. «L'agricoltura biodinamica è il metodo più coerente di coltivare il vigneto, perché consente alla vite di vivere in equilibrio col terreno su cui cresce, grazie anche a due preparati. Il cosiddetto preparato 500, che contiene 500 milioni di microrganismi che arricchiscono il terreno e il 501, che viene applicato sulla pianta per favorire l'assorbimento della luce». In vigna e in cantina, così come tra gli ulivi, la chimica è bandita e nei campi si lavora guardando le stelle e i pianeti. Per concimare e rivitalizzare il terreno argilloso si usano semplicemente silicio polverizzato e letame di vacca, conservati e fatti fermentare per sei mesi sotto il terreno in corni bovini. Alla cura della terra si intreccia la filosofia, all'amore per la natura l'esperienza diretta: nella biodinamica ogni agricoltore mette del suo. Insomma un mondo nascosto capace di organizzarsi spontaneamente (quello di lunedì è stato il primo incontro aperto, ma ce ne saranno altri), di crescere e di offrire sorprese e opportunità. Basti pensare a quanto Lucca potrebbe giocare un ruolo centrale nell'agricoltura, anche dal punto di vista turistico.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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