Il Tirreno

Lucca

Turismo, l’identità è la prima risorsa

di Nadia Davini

Dai partecipanti al Lubec la ricetta per avere i vantaggi dei flussi senza compromettere l’immagine e la vita della città

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LUCCA. Un passato che riaffiora e che abbraccia un futuro tecnologico. Per salvaguardarsi, per rigenerarsi e per essere terreno di avanguardie e ricerca. C'è spazio per i beni culturali, e per la cultura in generale, nell'Italia di oggi? La risposta sembra essere affermativa, nonostante la sfiducia e gli esempi poco rassicuranti. Ma per cambiare l'esistente bisogna partire dal basso, puntare sulla qualità e sull'originalità, tornare all'essenza e fare rete. A dirlo sono i giovani operatori della cultura, siano essi storici dell'arte o giornalisti, architetti o informatici, creativi o esperti di social network e di comunicazione,aziende o associazioni attive nel settore, impegnati in questi giorni al Real Collegio per la nona edizione del Lubec. Start-up e associazioni, enti pubblici e aziende consolidate: singole realtà e reti nazionali, giovani professionisti che vogliono dire la loro nel vasto campo della cultura, mettendo a punto sistemi tecnologici che bene si coniugano con la divulgazione e la tutela del patrimonio artistico e paesaggistico italiano. Così passeggiando per gli stand c'è chi lavora nel campo della diagnostica per l'arte e chi ha brevettato una tecnica capace di riprodurre un soggetto grafico negli strati di pittura, nell'immagine e nel colore, in qualsiasi dimensione e su qualsiasi tipo di supporto. O chi ha realizzato un software, Mira, (per telefoni mobili, smartphone e tablet) in grado di riconoscere monumenti, oggetti, fotografie, quadri e di tradurli in immagini, senza Qrcode e senza rete, tramite la fotocamera del dispositivo e fornire informazioni sull'oggetto che si è scelto di riprendere. E ancora: chi mappa l'arte in Italia, chi si è specializzato nel campo della sentiment analysis per quanto riguarda il turismo, chi sviluppa applicazioni e portali turistici per enti pubblici e privati, chi ha lanciato un sistema multimediale per la visualizzazione e l'analisi di opere d'arte e chi comunica l'arte (e non solo) attraverso l'ufficio stampa online, abbattendo così i costi fino al 90 per cento e garantendo maggiore divulgazione e promozione della cultura. Al Lubec ce n'è per tutti i gusti e affiora in modo forte una consapevolezza: la capacità di inventare e usare, sfruttando “creativamente”, la tecnologia, è immensa.

«Bisogna ripartire da quello che abbiamo – spiega Luciano di Art Test, una società di Pisa – In Italia possediamo un patrimonio culturale immenso, il più grande del mondo. Non vedo strada migliore per rilanciare l'economia. Ma bisogna ripartire dal basso e fare rete è fondamentale. Noi siamo una società che fornisce servizi di diagnostica ottica per opere d'arte: usiamo tecnologie nuove e servizi ottici non distruttivi, cioè basati sull'acquisizione di dati e informazioni su un oggetto senza la necessità di venirne a contatto. Oggi la situazione nel campo dei beni culturali a livello pubblico è ferma, mentre qualcosa si muove nel settore privato: non ha più senso aspettare una committenza importante dal Ministero o dalla Soprintendenza, ma è opportuno lavorare trasversalmente, creare sistema tra le singole realtà, anche tra quelle piccole, e far emergere le professionalità di ognuno».

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