Il Tirreno

Lucca

DENUNCIATO DALLA POLIZIA

Botte e pugni al figlio che lo rimprovera perché è sbronzo

LUCCA. Il figlio torna a casa e trova il padre completamente brillo e in compagnia di alcuni amici. Non crede ai suoi occhi e lo rimprovera aspramente davanti agli altri. Per tutta risposta viene...

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LUCCA. Il figlio torna a casa e trova il padre completamente brillo e in compagnia di alcuni amici. Non crede ai suoi occhi e lo rimprovera aspramente davanti agli altri. Per tutta risposta viene aggredito, picchiato e preso per il collo con il rischio di finire strangolato. Ma mentre lotta con il genitore trova il tempo di chiamare con il cellulare la polizia. E sul posto arriva rapidamente una volante che riesce a riportare la situazione alla normalità non prima però di aver acciuffato il genitore alticcio portandolo in questura. Accade l’altra sera poco dopo le 22,30 a San Concordio. E davanti agli occhi dei poliziotti - precipitatisi sul posto anche per aver ricevuto le chiamate di vicini di casa preoccupati per le grida e i rumore provenire da quell’appartamento - si è presentata una scena di devastazione assoluta. Mobili e suppellettili rotte e sparsi in tutta la casa. Esplicito il racconto fornito dal giovane che aveva manifestato tutto il suo stupore e disappunto per lo stato in cui si trovava il padre e lo aveva invitato, assieme ai tre amici, a lasciare l’abitazione. Gli amici del padre al suono della sirena della polizia si erano dileguati in un batter d’occhio. Quando al genitore «scavezzacollo» dopo essere stato bloccato dagli agenti è stato trasferito in questura. Lì i poliziotti hanno atteso che gli fossero passati gli effetti dell’alcol e una volta tornato in sè l’hanno denunciato per resistenza a pubblico ufficiale, minacce aggravate e nei suoi confronti è scattata una contravvenzione per ubriachezza.

Sempre nella serata di giovedì la volante ha identificato a S. Marco un napoletano - Antonio Narretti, 45 anni - ricercato per una serie di rapine e colpito da ordinanza di custodia cautelare emessa dalla corte d’Appello di Firenze.

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