Sicurezza
Ristoranti, l’Espresso incorona Tomei
Alla chef de “L’imbuto” il voto più alto della guida che esce oggi. Al top anche Butterfly, Vigna Ilaria e Serendepico
LUCCA. Il miglior ristorante di Lucca, secondo la Guida dell’Espresso in libreria da oggi, è al museo: l’Imbuto al Lucca Center of Contemporany Art, in centro storico, quest’anno supera in punteggio i “classici” dell’alta ristorazione locale.
Con 15,5 punti su 20 lo chef viareggino Cristiano Tomei, new entry nella classifica 2012, conquista un cappello. Stesso risultato per il Butterfly di Marlia (voto 15), entrambi al vertice dei locali della “nuova cucina italiana”. Il manuale dell’eccellenza della ristorazione nazionale si concentra, in questa edizione, sugli chef che «riescono – afferma Enzo Vizzari, direttore editoriale delle Guide dell’Espresso - in ciò che i loro predecessori non sono stati neppure in grado di immaginare: far conoscere il valore autentico dei nostri prodotti e della nostra cucina». Scivolano, con la nuova classificazione, Vigna Ilaria (14,5) e Serendepico (14), a Gragnano, che pure si attestano come “cucina interessante”, mentre meritano commento, ma senza voti, la Buca di Sant’Antonio, la Griglia di Varrone a Lucca, il Melograno ad Altopascio, Forino e Vino e Convivio a Capannori e Pierantonio all’Antico Ristorante Forassiepi di Montecarlo.
Lucca. Oltre l’offerta culinaria, l’attenzione dei 10 critici che a sorpresa, nell’arco dell’anno hanno visitato in giro per la penisola circa 2.700 ristoranti, si è soffermata sull’ambiente e l’atmosfera dei locali. La Buca di Sant’Antonio, prima in ordine alfabetico, con «targhe, ritagli di giornale, fotografie alle pareti» dimostra, insieme ai «capelli bianchi del cuoco, che qui si è fatta la storia della gastronomia lucchese». Sorprende L’Imbuto di Tomei, ormai anche star di Master Chef magazine, dove “arte e cucina si incontrano”, mentre si gustano «i ravioli ripieni di burro e Parmigiano con polvere di cavolo nero cosparsa a mo’ di formaggio» del menu che lo staff di sala è pronto a raccontare in cinque lingue. La Griglia di Varrone merita menzione per la straordinaria offerta di carni provenienti da tutte le parti del mondo, con prezzi davvero modici (15 euro) nelle ore di pranzo dei feriali. È evidente l’interesse dei gastronomi, poi, per Maurizio Marsili, uno degli ultimi allievi di Angelo Paracucchi, appena arrivato a Vigna Ilaria, che porta «più mare in tavola, con molte proposte di pesce povero, secondo il pescato, con le sole verdure di stagione».
Altopascio. Il Melograno non è nuovo nell’elenco dei locali della Guida, perché il «menu elenca i classici della tradizione marinara e contadina, ma anche piatti “moderni” come il polpo con verdure al vapore” e ha una «cantina economica».
Capannori. Quattro i menzionati. Il primo Butterfly, a Marlia, «modello di ristorante italiano per antonomasia», con «arredi eleganti», conquista un cappello grazie ad un menu che ha «spunti orientaleggianti», come «nel foie gras con tataky di salmone affumicato, ravanello croccante e salsa yuzu». Seguono, solo con commento, Forino, con «collaudata conduzione familiare» del quale si raccomanda, «per iniziare, l’appetitoso carpaccio di tonno con puntarelle e salsa di acciughe»; Serendepico, che ha una «cucina semplice, senza fronzoli, a tratti brillante, talvolta più scontata» e Vino e Convivio, a Coselli, dove «si mangia seduti circondati dalle bottiglie che si stappano a prezzo di enoteca».
Montecarlo. Nel borgo si distingue lo storico Pierantonio all’Antico Ristorante Forassiepi dove si può scegliere tra “il classico e coinvolgente risotto al piccione, la sorprendente rana pescatrice all’amatriciana, con guanciale e cipolla” e approfittare di una carta dei vini importante.
Vengono soltanto menzionati, come nell’edizione 2012, i lucchesi Al Tambellini 1870, Il Caffè delle Mura, Relais La Cappella, il Ristorante del Teatro e Grano Salis che, nel frattempo, è stato chiuso.
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