La manifestazione
«Con la crisi aumentano i reati»
Il sottosegretario Manzione favorevole ad indulto e amnistia se accompagnate da misure alternative
LUCCA. Nei suoi occhi si legge ancora il dolore per quei migranti eritrei morti nello sbarco di Sampieri. Ventiquattro ore prima c’era lui nella cattedrale di Scicli a rappresentare il governo Letta in mezzo a quelle bare e alle lacrime dei parenti. E di fronte a quello strazio nella sua testa di fine giurista aleggia una qualche idea per cercare di risolvere il problema di popolazioni in fuga dalla fame e che trovano la morte sulle coste italiane. Una cooperazione tra gli stati europei, attraverso una cabina di regia, affinché il senso di solidarietà tocchi le coscienze di tutti i popoli dell’Unione. «La situazione è urgente, stiamo lavorando» dice ai cronisti che lo attendono alle 15 sotto palazzo Ducale. Cinque mesi dopo la sua nomina a sottosegretario degli Interni l’ex sostituto e poi procuratore Domenico Manzione torna nella sua Lucca. Sorride, stringe mani, risponde alle domande dei cronisti prima di entrare nella sala Tobino per parlare di crisi economica, usura e corruzione. Dal sovraffollamento delle carceri sino all’amnistia e all’indulto ricordando il suo impegno - lanciato proprio dalle colonne de Il Tirreno - affinché i pompieri abbiano la giusta copertura assicurativa dallo Stato.
Riforma complessiva. «Il problema delle carceri va risolto. È sbagliato dire no ad amnistia e indulto purché siano accompagnate da misure alternative al carcere per tutta una serie di reati. Estinguendo le pene possiamo rimettere in libertà i detenuti, ma tra sei mesi la situazione tornerà come prima e le carceri scoppieranno di nuovo. Dopo l’ultimo indulto nel 2006 da una popolazione carceraria di 46mila detenuti meno di un anno dopo erano già 67mila. La situazione a S. Giorgio? Non è un penitenziario di prima fascia e vi sono situazioni più gravi da risolvere. Capisco i sindacati di polizia perché i tagli consistenti e l’assenza di risorse crea difficoltà sempre maggiori. Siamo condizionati dalla situazione economica».
Usura e criminalità. «Il recente blitz ad Altopascio è un segno evidente che in Lucchesia la situazione è monitorata. La crisi economica favorisce la crescita di certi fenomeni anche a livello locale. Ma sono vigili gli anticorpi per combatterli».
Padre e figlio. Domenico Manzione e Giuseppe Quattrocchi, il figlio e il padre. Al convegno non poteva mancare il procuratore della Repubblica di Firenze che per oltre 15 anni è stato il capo dell’ufficio requirente a Lucca. Tra una settimana Quattrocchi lascerà la magistratura per raggiunti limiti d’età e il dibattito patrocinato dal consiglio dell’Ordine forense e dei dottori commercialisti è stata l’occasione per parlare assieme davanti a una variegata platea. Commossi e felici per quel lungo cammino insieme fatto di stima e grande affetto.
Crisi e corruzione. «La crisi economica modifica il fenomeno della corruzione. Non più valigette con i soldi, ma piuttosto un appalto da milioni pilotato. Per adeguarci all’Europa abbiamo distinto la corruzione dalla concussione per induzione, ma il confine è assai labile. La legge Severino? Incandidabilità, ineleggibilità e decadenza sono norme pre riforma e non ci sono problemi di retroattività». Tradotto: nessuna scappatoia giuridica per Berlusconi.
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