Sicurezza
Si fanno comprare la villa dalla donna che assistono
La badante e il marito indagati dalla procura per circonvenzione d’incapace Accusati di aver circuito la pensionata con problemi mentali svuotandole il conto
LUCCA. La badante e suo marito erano riusciti a procurarsi una casa in cui sarebbero rimasti per sempre grazie al diritto di abitazione acquisito in seguito all’acquisto di una villa a Marlia del valore di 300mila euro da parte di una donna affetta da debolezza mentale e cognitiva che la collaboratrice domestica assisteva giorno e notte. Ma l’intervento di Asl, parenti, giudice tutelare e amministratore di sostegno hanno portato al sequestro dell’abitazione e all’incriminazione della coppia accusata di circonvenzione d’incapace. Nei guai sono finiti Viviana Coltelli, 55 anni e suo marito Franco Vanni di 66 entrambi originari della Garfagnana. Hanno ricevuto l’avviso di conclusione delle indagini dirette dal sostituto procuratore Sara Polino e affidate ai carabinieri della polizia giudiziaria in servizio in procura guidati dal maresciallo Dante Luci.
I fatti. La vicenda risale al 2010 quando una famiglia del Morianese seguita dall’Asl e con una figlia trentenne disabile viene in contatto con una badante che vive nella zona e che si presta a dare una mano arrivando con il passare del tempo a sostituire completamente l’assistenza domiciliare fornita dall’azienda sanitaria locale. Quando muore l’anziano coniuge della donna affetta da problemi di carattere cognitivo la badante, stando all’accusa, stabilisce un rapporto simbiotico con l’assistita convincendola a lasciare quella casa per acquistarne un’altra molto più grande e spaziosa a Marlia. Stando ai carabinieri della squadra di pg dall’agosto al dicembre del 2010 la badante svuota il libretto postale dell’assistita e quello della figlia con prelievi che vanno dai 60 agli 80mila euro ogni volta. Racimolata la somma di trecentomila euro viene stipulato un contratto d’acquisto. In base al contratto la nuda proprietà resta alla donna con problemi mentali e figlia disabile, il diritto di abitazione va alla serva e a suo marito - assai più giovani della pensionata da accudire - che in quel modo si assicurano la permanenza vita natural durante in quella dimora. E per evitare intromissioni di sorta, stando agli inquirenti, la badante preclude le visite ai parenti.
La denuncia. La situazione viene monitorata dall’Asl e dai servizi sociali che segnalano la vicenda al giudice tutelare. Come amministratrice di sostegno viene nominato l’avvocato Eleonora Andreotti che verifica i conti correnti della donna affetta da problemi mentali e nota i continui e ingenti prelievi. Viene intentata una causa civile ancora in corso che porta al sequestro della villa mentre un esposto-denuncia mette in moto la procura della Repubblica che dopo una serie di accertamenti incrimina la badante e il marito.
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