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Onduline Italia a rischio chiusura

Onduline Italia a rischio chiusura

Presidio e sciopero a oltranza dei 70 dipendenti mentre l’azienda francese è disposta ad aprire il dialogo: ma a Parigi

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ALTOPASCIO. L’incubo è fare la fine della Panem, che dopo tanti discorsi ha chiuso e messo in mezzo a una strada decine di dipendenti.

Per questo motivo i lavoratori della Onduline Italia, azienda produttrice di ondulati per la copertura dei tetti che si trova in località Sibolla, dopo un’assemblea hanno deciso di entrare in sciopero fino a che non avranno risposte certe dalla proprietà francese. Per sensibilizzare l’opinione pubblica, ieri alle 15 i circa settanta operai hanno dato vita a un presidio davanti ai cancelli.

«Il confronto con la proprietà - spiega Simone Tesi della Cgil - dura dall’anno scorso, quando è stata avviata la riorganizzazione aziendale da parte della nuova dirigenza. Un faccia a faccia difficile perché sulla testa dei lavori pesa la spada di Damocle del riassrtto e della chiusura dello stabilimento, mentre potrebbe restare aperto quello in Spagna. I timori di arrivare a uno stop sono purtroppo fondati e non ci lasciano tranquilli. Per quanto riguarda l’organizzazione, la proprietà fa sempre più ricorso a interinali e non punta invece alla definizione dell’organico».

C’è poi altro a far preoccupare lavoratori e sindacalisti, come spiega Paolo Bulleri dipendente iscritto alla Cgil: «La produzione è ferma da due settimane. In quest’ultimo periodo stiamo solamente rilavorando materiale vecchio. Inoltre non vengono più acquistate materie prime».

L’azienda che ha sede a Sibolla paga lo scotto della crisi che da mesi ha colpito l’edilizia.

«Onduline Italia - dice Bulleri - ha mercati importanti in Italia e all’estero e professionalità di grande livello e di notevole esperienza. Siamo allarmati perché dalla direzione non arrivano certezze e perché i segnali sono francamente negativi».

A dimostrazione della difficoltà della trattativa, il fatto che la proprietà francese si è dichiarata disposta a un incontro a novembre. Ma a Parigi, dove dovrebbe andare una delegazione.

«Questo non sta né in cielo né in terra - esclama Tesi -, l’incontro deve tenersi a Lucca nella sede dell’Associazione Industriali. La proposta dei francesi sovverte ogni regola ed è inaccettabile. Come sono inaccettabili l’abbandono e l’immobilità».

I lavoratori sono decisi a lottare per difendere il loro posto. L’assemblea, molto partecipata, si è conclusa con la decisione di proclamare lo stato di agitazione. Braccia conserte fino a che d’Oltralpe non arriveranno notizie sicure.

«Non accettiamo la chiusura dello stabilimento - dice ancora Bulleri - e siamo pronti a combattere, anche se sappiamo che sarà dura visto l’atteggiamento della proprietà che finora ha sempre fatto cadere nel nulla le nostre legittime richieste di conoscere il destino del nostro sito produttivo dove operano una settantina di persone, che con l’indotto diventano almeno cento».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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di Redazione web