Finanza
Centrali pronte ma ancora spente
Sono ultimate da quasi due anni. Prima problemi ambientali, ora col Gse: slitta l’accordo sulle tariffe
LUCCA. Da quasi due anni sono pronte per entrare in attività, per produrre una quantità di energia pari a 800 chilowattora per 8mila ore l’anno (la quantità necessaria per rifornire 250 abitazioni), all’incirca trecento giorni su 365. Invece sono ancora spente le due centrali a biomasse in via della Canovetta nel quartiere di San Marco. Prima per questioni legate alle emissioni nell’ambiente (al centro di una serie di proteste dei cittadini che abitano nelle vicinanze, di rilievi di Arpat, di esposti e quant’altro), adesso per una questione non risolta con il Gse, acronimo per Gestore dei Servizi Energetici, società partecipata interamente dal Ministero dell’Economia e delle Finanze che opera per la promozione dello sviluppo sostenibile (il Gse è l’ex Grtn, gestore della rete di trasmissione nazionale, creato nel 1999 in seguito alla liberalizzazione del mercato dell’energia elettrica).
La questione riguarda la tariffa alla quale le due centrali (che fanno capo alle società Dispensa Gourmet srl e Romea import export srl) venderanno l’energia al Gse. «In realtà - spiega l’ingegnere Giuseppe Fabbri, responsabile dei due impianti - abbiamo sottoscritto con il Gse una convenzione per una certa tariffa in base al tipo di impianto. Ma c’è un disaccordo sulla data di riconoscimento del pagamento della tariffa».
Il problema, spiega ancora Fabbri, è scaturito dal fatto che «il Comune ha chiesto chiarimenti al Gse sulla convenzione stipulata con noi. Una sua richiesta legittima, ma aveva l’obbligo di dovuto avvertirci. Invece l’abbiamo dovuto sapere dalla Provincia e in ritardo. Perché il Gse ha sospeso gli effetti della convenzione e ancora adesso la tipologia di applicazione della tariffa è in discussione. In sintesi: non possiamo partire con la produzione di energia. Mentre dal punto di vista amministrativo si è fatta chiarezza, su quello contrattuale no: rimangono da definire i ricavi, fattore non secondario». Per questi motivi le centrali non sono entrate in attività a settembre, come invece era stato comunicato ancora in estate. Nonostante i ritardi nell’applicazione della convenzione e della tariffa, gli incentivi non dovrebbero andare perduti. «Per questo aspetto abbiamo concordato una moratoria - aggiunge Fabbri - e le cifre che non abbiamo percepito finora, le riceveremo più avanti».
Le due centrali sono il frutto di un investimento importante che però finora non è riuscito a dare frutti. Nei piani delle due società, al momento, c’è di poter entrare in attività a novembre, dopo l’incontro a breve in agenda con il Gse. Ma prima di dare il via alla produzione di energia, ci sarà un’altra marcia controllata da compiere, un altro test sulle emissioni richiesto dagli organismi del territorio competenti per la tutela ambientale.
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