Il Tirreno

Lucca

Il primo documento fu dichiarato falso

Il primo documento fu dichiarato falso

La storia giudiziaria: tre anni di indagini, decine di perizie e testimonianze rilasciate e poi ritrattate

2 MINUTI DI LETTURA





LUCCA. Oltre tre anni d’indagini, decine di perizie, falsi testimoni, dichiarazioni prima rese e poi ritrattate in aula. La prima sentenza sul mistero del testamento conteso del cavalier Stelio Puccetti - informatore farmaceutico originario della Versilia, che viveva in via del Battistero in centro storico con la donna di servizio etiope dopo la perdita della moglie - ha portato tre anni fa alla condanna del geometra Giuseppe Giammattei, dell’avvocato Gian Paolo Bertoni e della badante Efrem Evangela. Tutti si professano innocenti e certi che in Appello potranno dimostrare la loro assoluta buona fede. Una vicenda unica nel suo genere e che potrebbe essere uno spunto interessante per un film visto che i colpi di scena sono all’ordine del giorno. S’inizia nel gennaio 2006 quando Efrem Evangela lancia un appello tramite la stampa. Un sos rivolto agli amici e ai professionisti che conoscevano bene il cavalier Puccetti: «Aiutatemi, il testamento del mio ex datore di lavoro non si trova più». La donna, poco tempo dopo, riceve notizie da un legale, l’avvocato Bertoni, al quale a suo dire il cavalier Puccetti tempo addietro si era rivolto manifestando la sua volontà di depositare nel suo studio un testamento olografo. E la busta contenente il testamento viene recapitata nello studio del professionista in sua assenza e ritirata da un’impiegata . Il testamento viene depositato per la pubblicazione da un notaio della Media Valle. Lo stesso che avrebbe ricevuto, tre giorni prima della morte dell’informatore farmaceutico in pensione, la chiave di una cassetta di sicurezza contenente documenti importanti. All’apertura del testamento i fratelli del defunto presentano un esposto-denuncia al sostituto procuratore Piero Capizzoto che delega l’indagine ai carabinieri di pg che sequestrano il discusso testamento. Viene nominato un consulente tecnico che non ha dubbi: la firma autografa del cavalier Puccetti e quella che costituisce il testamento sono diverse e diversi i parametri grafometrici e calligrafici. Una tesi che regge in primo grado. E che riconsegna di fatto l’intera eredità ai fratelli Puccetti. Sino al ritrovamento in un mobile dell’Ottecento venduto a un rigattiere del vero lascito testamentario.(l.t.)

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Finanza

Pisa, sequestrati oltre 118mila prodotti falsi: dalle carte da gioco alle griffe della moda - Valore 650mila euro

di Redazione Pisa