Il Tirreno

Lucca

Eredità Puccetti, il Comune batte cassa

di Luca Tronchetti
Eredità Puccetti, il Comune batte cassa

Palazzo Orsetti chiede 900mila euro che, sostiene, sarebbero dovuti finire all’Eca. Battaglia legale con la famiglia

5 MINUTI DI LETTURA





LUCCA. Il Comune di Lucca vuole 900mila euro dell’eredità giacente relativa al testamento olografo del cavalier Stelio Puccetti - noto informatore farmaceutico versiliese a cavallo tra gli anni Cinquanta e Sessanta scomparso a 79 anni nell’agosto 2005 - al centro di un vero e proprio intrigo con testamenti ritrovati e ritenuti falsi, stando ai giudici del tribunale di Lucca, e lasciti ritenuti autentici rinvenuti da un restauratore qualche tempo dopo la fine del processo di primo grado e nascosti all’interno del cassetto di un secretaire dell’Ottocento. Una storia incredibile che sembra uscita da un romanzo di Piero Chiara, ricca di personaggi della piccola borghesia di provincia e piena di colpi di scena. E sullo sfondo del racconto un’ingentissima eredità contesa da parenti, amici e conoscenti del defunto. Un’eredità che, tra beni mobili, immobili e somme di denaro, ammonta a oltre 4 milioni di euro. Con il processo civile per quella parte di eredità contesa tra il Comune e gli eredi naturali - il fratello Aldo e la nipote Tiziana (in surroga dell’altro fratello Iori, deceduto prima del 2010) - è stato fissato a novembre davanti al giudice Silvia Mugnaini.

Il nuovo testamento. Nel testamento originale – almeno a quanto sembra perché non è detto che qualche erede legittimato a farlo contesti il manoscritto e chieda una nuova perizia per stabilirne l’autenticità – ritrovato lo scorso gennaio nel fondo scorrevole di un mobile stile Carlo X tipo savonese datato 1840 venduto dalla famiglia Puccetti nei giorni antecedenti al Natale 2012, l’informatore farmaceutico elenca in modo dettagliato a chi andranno i beni del favoloso patrimonio. Centomila euro alla Misericordia, altrettanti alla Croce Verde di Ponte a Moriano e al Villaggio del Fanciullo, un appartamento in pieno centro storico a un fedele ex dipendente, una casa a Nizza a una nipote, l’immobile che ospita la farmacia Baldi di via Vittorio Veneto a un’amica che vive a Verona. Solo per citarne alcuni. Ma nei fogli bianchi e nella busta fuoriuscita da quel secretaire che si trovava nell’appartamento di via del Battistero dove Stelio Puccetti ha trascorso gli ultimi anni della sua esistenza mancavano le sue volontà sul lascito di una somma di denaro pari a 900mila euro. Nelle premesse generali dell’atto testamentario datato novembre 2004- per intendersi quello ritrovato nel mobile antico - l’informatore farmaceutico, vedovo e senza figli, intendeva conferire il patrimonio a scopi benefici e ad enti umanitari. Ma per la destinazione di quei soldi voleva ancora pensarci. E si riservava una decisione da indicare in un manoscritto successivo. Che non è ancora stato ritrovato.

Comune all’attacco. Il Comune si ritiene il legatario del testamento, legittimato ad ottenere quell’ingente somma in denaro. Nei principi generali del lascito quei soldi dovevano entrare nella disponibilità pubblica: all’ente comunale di assistenza. Con la soppressione degli enti comunali di assistenza le funzioni dell’Eca sono state trasferite al comune di Lucca che - costituitosi attraverso i suoi legali Luca Campinoti e Carmela Di Filippo nel giudizio proposto da Aldo Puccetti davanti al tribunale - chiede la nomina di un curatore al fine di stabilire a chi e come assegnare i lasciti in beneficienza che compaiono nel testamento recentemente ritrovato. Una tesi che non trova affatto d’accordo Aldo Puccetti, assistito dall’avvocato Mauro Cortopassi, che pur senza contestare il nuovo testamento ritrovato ritiene che l’assenza di disposizioni testamentarie per la parte legata ai 900mila euro non dia effetto in quanto non indica in modo inequivocabile a quale ente o persona il testatore voleva riferirsi. In sostanza la causa ruota attorno all’articolo 625 del codice civile sulle disposizioni testamentarie.

Il processo d’appello. Sullo sfondo di questa nuovo capitolo del testamento conteso si staglia la vecchia storia da cui tutto trae origine: un testamento datato gennaio 2005, che i giudici di primo grado hanno ritenuto a firma apocrifa, ritrovato quasi 8 anni fa in uno studio legale . All’apertura del testamento a sorpresa arriva la nomina come erede universale della parrocchia di S. Leonardo di Aquilea, purché realizzi nel suo palazzo una casa di riposo per anziani e un lascito di 250 mila euro alla sua donna di servizio. Nel testamento viene nominato come esecutore testamentario per la vendita di beni mobili e immobili senza obbligo di rendiconto, un geometra. Dopo l’inchiesta della polizia giudiziaria, l’incriminazione e il processo nel febbraio 2010 il tribunale condanna a 2 anni e 3 mesi per falso in atto pubblico, falsità in scrittura privata e truffa un avvocato, un geometra e la ex badante dell’informatore farmaceutico. Per i giudici di primo grado di comune accordo hanno formato un falso testamento olografo in modo da indurre in errore sia gli eredi legittimi, sia gli istituti di credito, sia i funzionari di pubblici registri immobiliari ottenendo di poter vendere un patrimonio stimato in circa 4 milioni.

Nuovi scenari. Per gli eredi Puccetti che avevano impugnato il testamento presentando un esposto in procura e facendo partire l’indagine in Appello lo scenario cambia a 360 gradi. Perché con il ritrovamento del nuovo - e fino a prova contraria - originale testamento del cavaliere defunto perdono ogni diritto sui beni immobili e su buona parte delle somme in denaro. Dopo la sentenza di primo grado il prete di Aquilea ha rinunciato ad ogni possibilità di rivalsa mentre la badante condannata - che nel secondo testamento ritrovato avrebbe avuto un lascito di quasi 30mila euro che non può ottenere per la condanna in primo grado - insiste sull’autenticità del primo testamento. Cosa accadrebbe dunque se i giudici d’Appello in ipotesi ribaltassero la sentenza di primo grado riconoscendo la veridicità del testamento datato 2005? La splendida villa - ora destinata ad enti benefici - che vale oltre 1,5 milioni immersa sopra la chiesa di Aquilea conosciuta come il Castello vista la rinuncia del parroco del paese tornerebbe agli eredi Puccetti.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Proteste

Sciopero della scuola e dei trasporti venerdì 16 ottobre: le fasce garantite e i motivi della protesta

di Redazione web