Finanza
Nei guai per aver simulato uno stupro
Video smentisce la giovane che accusa un cinquantenne di averla violentata con un amico in albergo
LUCCA. Cresce il numero delle donne che si rivolgono ai carabinieri per denunciare violenze e percosse da parte di mariti, ex coniugi, conviventi, fidanzati e spasimanti con i militari che attivano immediatamente le procedure disposte dal codice rosa messo a punto negli ultimi due anni. Ma non sempre chi denuncia perché effettivamente è stata vittima di un abuso sessuale. Capitano episodi di strumentalizzazione da parte di donne che simulano violenze sessuali per giustificare un rapporto sbagliato di cui si pentono, per estorcere denaro, per vendetta e per molti altri motivi anche di natura psicologica. Ma i carabinieri per ogni denuncia fanno accertamenti specifici e mirati e quando scoprono una simulazione c’è il serio rischio che l’autore finisca nei guai beccandosi una denuncia per calunnia. Due gli episodi più significativi verificatisi negli ultimi 24-36 mesi.
Violenza sessuale in albergo. Otto mesi fa in Lucchesia una ragazza di 25 anni denuncia ai carabinieri di aver subito una violenza sessuale ad opera di un cinquantenne. Presenta una formale querela nei confronti del presunto autore sostenendo che aveva avuto un appuntamento con lui in albergo e quando salgono in camera l’uomo maturo fa entrare un amico e insieme, contro la sua volontà, abusano di lei. Iniziano gli accertamenti e il cinquantenne finisce nel registro degli indagati. Ma sentito in caserma consegna ai militari la prova della sua innocenza. Il rapporto sessuale a tre c’è stato. Ma un video amatoriale, girato in quella stanza e senza che la ragazza ne fosse a conoscenza, dimostra che non vi è costrizione di sorta e tantomeno violenza. La giovane donna maggiorenne è consenziente. Morale? La denunciante rischia una denuncia per calunnia.
Al pronto soccorso. Oltre un anno fa una giovane donna sui 25-30 residente nella Piana si presenta in ospedale dopo un incidente stradale. Il suo tasso alcolemico è superiore al limite minimo fissato dalla legge e rischia il ritiro della patente. Ai medici di turno al pronto soccorso sostiene di essere sconvolta perché è stata vittima di una violenza sessuale da parte di un coetaneo conosciuto quella sera. Vengono allertati i carabinieri e iniziano le indagini che durano 24 ore e ricostruiscono l’intera serata trascorsa dall’automobilista. Supportati dal referto del ginecologo che esclude lesioni e segni sul corpo e da testimonianze raccolte i carabinieri sono in grado di escludere che la giovane donna abbia avuto un rapporto sessuale contro la sua volontà. La denuncia era solo orale e la vittima del presunto stupro aveva un certo periodo di tempo per formalizzare e mettere per scritto quanto dichiarato ai medici. Ma il tempo passò invano e non essendoci più le condizioni di punibilità la denuncia orale decadde. Morale? All’automobilista venne ritirata la patente.
Luca Tronchetti
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