Finanza
Le piccole imprese sono dilaniate dalla crisi
Nella Piana sono in sofferenza soprattutto le ditte artigiane e metalmeccaniche In difficoltà commercio e calzaturiero, regge solo il comparto del cartario
CAPANNORI. Ancora altissimo il numero delle ore di cassa integrazione, piccole e piccolissime aziende in grande difficoltà, mentre aumenta quella flessibilità che non garantisce continuità di lavoro e le donne paiono essere quelle più penalizzate dalla crisi economica e occupazionale. È spietata la fotografia che Franca Cecchini (segretaria confederale della Cgil) e Massimo Braccini (segretario provinciale della Fiom) fanno della crisi che si è abbattuta anche sulla Piana, quasi annientando le piccole imprese, soprattutto artigiane e del metalmeccanico.
In sofferenza anche altri settori, come il calzaturiero, che ormai da decenni non riesce a rialzare la testa. Ottocento nel 2012 le aziende artigiane che hanno chiuso i battenti nella Provincia, metà di queste tra Lucca e Piana. Il 2013 conferma il trend, in attesa di una ripresa che pare sempre più complessa.
«Al momento disponiamo di dati che arrivano fino al giugno-luglio di quest’anno – spiega Cecchini – e possiamo dire che, purtroppo, registriamo solo minime variazioni. La disoccupazione ordinaria, per esempio, è diminuita, ma in maniera irrilevante, mentre le ore di cassa integrazione rimangono molto alte, dopo l’esplosione del 2012 (oltre un + 110%). Nella Piana, i settori che soffrono più a causa della crisi sono il metalmeccanico, il calzaturiero e il commercio al dettaglio. Non parliamo di grandi aziende, ma di piccole e piccolissime, sotto i 7-8 dipendenti per la maggior parte».
Insomma, quello che viene comunemente chiamato indotto e che non riesce più a tirare avanti, ma anche quelle aziende artigiane (i carrozzieri, per esempio) che risentono della ridotta capacità di spesa delle famiglie, costrette a tirare la cinghia e a rimandare il non indispensabile.
«A risentirne sono soprattutto le donne, che faticano a trovare lavoro o a ritrovarne uno in seguito a un licenziamento», prosegue Cecchini. Eppure qualcosa si muove, ma non nel segno della stabilità. «Aumentano coloro che fanno ricorso ai voucher, soprattutto nel settore dei servizi. I voucher sono utilizzati da tempo in Versilia, per esempio, perché assicurano flessibilità ai lavoratori stagionali e a chi li assume. Nella Piana, invece, sono una novità e vengono applicati sempre più spesso al settore dei servizi, tanto che nel 2012 i dati hanno fatto registrare un’impennata del 73% (rispetto al 2011). Ne usufruiscono soprattutto coloro che hanno bisogno di una badante per un breve periodo, per esempio, ma il sistema si sta facendo largo anche in altri ambiti. Certo, assicura flessibilità, ma non stabilità per il lavoratore o la lavoratrice», dice Cecchini.
Unico settore a reggere è il cartario, se si tralascia qualche scossone per le aziende maggiori, e con esso il suo indotto, compreso quello delle molte officine meccaniche che da sempre fanno da spalla ai produttori di carta. «L’indotto regge, ma le difficoltà aumentano – commenta Braccini – l’accesso al credito è sempre più difficile, i margini per vincere un appalto sempre più stretti. Non è facile andare avanti così. La ripresa? Molti settori forse non si riprenderanno affatto, anche perché saturi. Potranno tornare ai livelli pre-crisi, ma è impensabile aspettarsi un’espansione in termini di occupazione».
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