Il Tirreno

Lucca

Vuol truffare il nonno vendendo la casa

di Luca Tronchetti
Vuol truffare il nonno vendendo la casa

Nipote nei guai per circonvenzione d’incapace con il titolare di un’agenzia immobiliare, un collaboratore e un geometra

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LUCCA. Va a vuoto il tentativo di truffa ai danni di un ex ferroviere in pensione ospite della Casa di Riposo di Marlia ad opera del nipote e di altre tre persone. Perché gli autori del presunto raggiro scoprono soltanto successivamente che il tribunale ha imposto all’anziano un amministratore di sostegno a causa della sua veneranda età (88 anni) e soprattutto di un progressivo deterioramento senile. Così la vendita della casa di corte con annesso un pezzo di terreno e una capanna appartenente al pensionato e valutata, per l’accusa, la metà del prezzo effettivo viene annullata e l’immobile torna di proprietà dell’anziano vedovo.

Al centro dell’inchiesta con l’accusa di circonvenzione d’incapace e truffa c’è Simone Betti, 24 anni, residente in Lucchesia. Nei suoi confronti una serie impressionante di denunce per truffa ai danni di bar e tabaccherie relative a ricariche tramite postepay non pagate per importi che variano dai 20 ai 500 euro oltre a un tentativo, avvenuto anni fa, di vendere la casa di quel nonno che stravede per lui. Per quell’episodio Betti subì un processo, ma venne assolto in quanto discendente non imputabile. Adesso nei suoi confronti la polizia giudiziaria dei carabinieri in servizio in procura, diretta dal maresciallo Dante Luci, ha notificato l’avviso di conclusione delle indagini. Assieme a Betti accusati degli stessi reati, Antonio Garbin, 61 anni, bellunese, già titolare di un’agenzia immobiliare a Capannori, Paolo Lazzi, 73 anni, lucchese, conoscente di Garbin e il geometra Giuseppe Giammattei, 54 anni, residente in Lucchesia.

I fatti. La vicenda risale al settembre 2012 e parte dalla denuncia del figlio del ferroviere in pensione che segnala il tentativo di circuire il genitore affinchè vendesse a prezzo stracciato la vecchia casa di corte. La pg dei carabinieri - diretta dalla procura - inizia a fare accertamenti. Scopre che il nipote dell’anziano - che stravede per lui e invece è in contrasto con il figlio autore dell’esposto-denuncia - assieme al titolare di un’agenzia immobiliare, a un mediatore e a un professionista, ha trovato l’acquirente della vecchia casa fatiscente. Ha così convinto il «nonnino» a cui in passato, visto il conto corrente cointestato, aveva sottratto in modo più o meno consapevole alcune migliaia di euro a seguirlo in taxi da un notaio in centro. Stando alla pg dei carabinieri - incaricata dalla procura di svolgere attività d’indagine sulle fasce deboli vittime di reati (minori, donne e anziani) - il nipote e gli altri tre indagati avrebbero fatto firmare un atto di vendita dell’abitazione per 50mila euro in favore di un muratore marocchino residente nella Piana - conoscente del geometra lucchese - che versò pure una caparra di cinquemila euro. Stando alla perizia di un consulente della procura in realtà quella casa di corte valeva almeno il doppio: 100mila euro. Una vendita annullata proprio in considerazione della presenza di un amministratore di sostegno imposto dal tribunale per controllare i beni dell’anziano e che invece non era stato consultato. Per la procura - l’inchiesta è diretta dal sostituto Sara Polino - l’anziano sarebbe stato circuito. Non la pensano così i legali di Lazzi, Garbin e Giammattei. Sostengono l’assoluta buona fede dei loro assistiti e ritengono che abbiano svolto la loro attività di consulenza e di aiuto senza ricevere compensi e restituendo subito la caparra all’acquirente della casa una volta venuti a conoscenza dell’esistenza di un amministratore di sostegno.

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