Finanza
Coreglia costretta all’addizionale Irpef
Il Comune, virtuoso, è penalizzato dai trasferimento dello Stato. Solo Careggine non ha la tassa
COREGLIA. Il crollo di una “inviolabilità” che durava da otto anni, da quando alle amministrazioni comunali fu data la possibilità di rimpinguare le fonti di entrata ricorrendo all’addizionale Irpef. Dal 2012 anche il Comune di Coreglia,fino a quel momento unico ente assieme a Careggine a non adottare il tributo, ha dovuto fare di necessità virtù, introducendo l’addizionale, seppure con l’aliquota dello 0,4%. Misura che, ad oggi, costituisce la seconda percentuale più bassa di tutto il circondario, perché il record di “magnanimità fiscale” appartiene a Minucciano, che col suo 0,30% sull’imponibile ha dimezzato il gettito rispetto allo scorso anno. Poi, dopo Coreglia Antelminelli, c’è Pieve Fosciana con lo 0,50%. L’unica isola felice è rimasta, in provincia e una delle cinque in Toscana, la comunità di Careggine. La giunta anche stavolta non ha introdotto l’imposta, e quindi i redditi prodotti a Careggine non andranno a ingrassare (si fa per dire) le finanze pubbliche di un piccolo comune, certo, rispetto a Coreglia Antelminelli, ma con servizi e costi che diventano sempre insostenibili: «Siamo gli unici in provincia che non usano questo tributo – afferma il sindaco Mario Puppa -, perché si è dovuta ritoccare la Tares per coprire l’intero costo del servizio e quindi l’aumento considerevole sulle finanze delle famiglie non poteva essere aggravata. Si fanno grandi sacrifici per far quadrare i conti, ma per ora andiamo avanti così». La parola a Valerio Amadei, che fino a poco tempo fa contendeva al piccolo ente apuano il titolo di comune meno “sanguisuga”: «Sin dal 2004 non si è avvalsi di questa entrata – afferma il sindaco coreglino -. E tuttora abbiamo la pressione fiscale bassa rispetto ad altre realtà, in quanto nonostante i problemi di bilancio non bisogna gravare sui cittadini. La nostra politica fino all’anno scorso, è stata quella dei piccoli passi. Ossia, bilanci più magri senza salassi per i cittadini, ma senza fare spese e voli pindarici in grandi opere. E i conti tornavano, pur senza pretendere la luna». A un certo punto, però «si è arrivati al paradosso che lo Stato invece ha penalizzato i Comuni virtuosi, dando meno trasferimenti a chi spendeva e incassava meno ma tenendo i conti in ordine. Come se avessimo chissà quali “tesoretti” o avanzi non utilizzati. E quindi, per un minore gettito di entrate si è dovuti a malincuore adottare questo tributo». Giovedì sera il consiglio comunale ratificherà (anche se i numeri della maggioranza sono sempre risicati) l’impianto tariffario per addizionale Irpef e Imu. Ci saranno maggiori introiti rispetto al passato, almeno nelle previsioni. Ma, di questi tempi, è meglio non illudersi. (n.b.)
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