Il Tirreno

Lucca

Leoni, guardie e armi Mille storie sulle Mura

Leoni, guardie e armi Mille storie sulle Mura

Sulle stampe in regalo con il giornale i testi di Roberta Martinelli che raccontano tanti particolari poco conosciuti sull’arborato cerchio

2 MINUTI DI LETTURA





LUCCA. La storia delle Mura, che quest’anno taglia il traguardo del mezzo, è una storia piena di altre storie. Di personaggi, dettagli, curiosità. Che Il Tirreno, per la sua iniziativa che prevede 24 stampe in regalo (in parte realizzate con foto dei nostri lettori), ha chiesto di mettere nero su bianco a Roberta Martinelli, una delle massime esperte della Cerchia rinascimentale, sulla quale ha scritto volumi diventanti capisaldo della letteratura sul tema.

Nelle didascalie che accompagnano le foto dei lettori e quelle del nostro archivio si ritrova una miniera di informazioni. Come quelle sulle procedure seguite quando a Lucca arrivava la notte e la città si “richiudeva” a difesa del proprio territorio. La prima era quella di chiudere le porte, e pazienza se qualche ritardatario rimaneva fuori. Poi entravano in funzione le guardie lungo le cortine, nelle cannoniere, fuori dagli ingressi. C’erano poi delle “ronde” che pattugliavano la Cerchia e che quando incontravano una guardia scambiavano una parola d’ordine, che veniva modificata ogni sera.

Oppure c’è la storia dei leoni che dovevano essere collocati sulla nuova Porta San Donato e che dovevano arrivare uno da Porta San Gervasio e uno da Porta San Leonardo: l’intenzione dei governanti, infatti, era di utilizzare statue “riciclate” perché farne di nuove sarebbe costato troppo. Non se ne fece nulla: gli abitanti delle zone delle due porte, infatti, erano troppo legati a quelle statue e si opposero al trasloco. E niente, alla fine, si fece anche dell’idea di collocare sul luogo due pantere apparse a Porta Santa Maria.

Ultima storia che merita di essere raccontata è quello che attendeva i forestieri che arrivavano all’unico punto di ingresso in città loro consentito, quello di Porta San Pietro. Innanzitutto, se volevano fermarsi in città, dovevano consegnare le armi (escluse spade e mezze spade). Poi c’era la registrazione, e il forestiero poteva finalmente entrare all’interno delle Mura. Una volta entrato in città il forestiero" doveva recarsi alla Loggia in piazza San Michele per farsi rilasciare la "bulletta" che gli dava l'autorizzazione a trattenersi in città. Senza la "bulletta" era impossibile trovare alloggio in osterie e in altri luoghi pubblici e tanto meno si poteva uscire dalla città. Per i trasgressori erano previste pene severe, pecuniarie e corporali che potevano arrivare fino al taglio della lingua.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa