Il dolore
Un libro svela storia e segreti delle Mura
Si presenta il volume curato da Roberta Martinelli che ripercorre motivazioni e tappe della fortificazione iniziata nel 1513
LUCCA. È la più grande opera mai realizzata nel corso della storia della città. Costata un patrimonio, anni e anni di lavoro e di immane fatica. E attraversata da progetti, ricerche, contraddizioni, ripensamenti, errori, scontri. Ma sempre difesa con le unghie e con i denti. Ed è lì, rimasta integra nei secoli, nata per la guerra e diventata luogo privilegiato di benessere. I cinquecento anni di storia delle Mura sono avvincenti e palpitanti come un romanzo. Ce lo racconta Roberta Martinelli, storica dell'arte, nel libro “Lucca e le sue Mura” che viene presentato oggi alle 17,30 nella Cappella Guinigi del complesso di San Francesco, in via della Quarquonia. La dimensione del volume non inganni. Corposo e quasi monumentale, non ha niente di accademico e le sue circa 300 pagine scorrono via, grazie a una narrazione che fa della semplicità e dell'immediatezza la sua cifra stilistica, e a un imponente apparato fotografico che si prende la scena al pari del testo. Le immagini, di Luca Lupi, saranno peraltro in mostra da oggi al museo nazionale di Villa Guinigi. Martinelli entra nelle pieghe di tutto quello che si muove intorno alla grande “fabricha” delle Mura, fisicamente aperta per quasi 140 anni – dalla decisione del 1513 di allargare la fortificazione medievale esistente alla posa degli ultimi mattoni nel 1650 –, ma in realtà mai chiusa perché tutt'oggi si progetta e si lavora per il loro mantenimento. Ne descrive puntualmente le fasi e i fatti storici che l'hanno segnata per cinque secoli, inserendoli nel vasto scenario – italiano ed europeo – in cui la città si è mossa, e raccontandoli con particolari, curiosità e aspetti inediti da lei scovati nei documenti d'archivio. Una prerogativa, del resto, che contraddistingue da sempre il suo approccio alla ricerca ed era già presente nella precedente edizione del libro, del 1983, ora da lei ampliata e riletta. Non solo, quindi, la storia puntuale delle Mura, ma anche la vita, la mentalità, i sentimenti e le passioni di un'intera popolazione, cambiata e cresciuta insieme con le Mura. “E capace – dice l'autrice – di costruire un'opera grandiosa che nessuno oggi, pur con gli straordinari mezzi a disposizione, sarebbe in grado di realizzare”.
Martinelli entra subito in quelle pieghe nascoste a lei tanto care. Nel descrivere da cosa tutto partì, infatti, usa un preciso termine: paura. Anzi incubo. Quello che i governanti lucchesi avevano di perdere l'indipendenza e la libertà e di finire sottomessi come i vicini pisani. Così si mossero in fretta, lasciando da parte la lungaggine con cui, di solito, prendevano le decisioni. E nel 1513 decisero: le Mura medievali non bastavano per difendere la città, serviva una nuova fortificazione. Il primo atto fu di garantirne lo spazio, occupando le aree che circondavano le vecchie mura e spianando da ogni possibile ostacolo la zona di fronte, così che il nemico non potesse trovare ripari. Quest'ultima operazione era detta le “tagliate” e ne rimane traccia nel nome di due vie cittadine. Da quel giorno alla fine della nuova muraglia, 137 anni dopo, lo sforzo messo in piedi dalla Repubblica fu immane, come dimostrano alcuni dati. La spesa totale ammontò a 900mila scudi: una cifra enorme se pensiamo che la parziale ricostruzione del Palazzo Pubblico costò poco più di 45mila scudi. Servirono, poi, 10 milioni di giornate lavorative. Nelle prime fasi di edificazione, vennero cooptati – sotto minaccia di punizioni e del carcere - tutti gli abitanti e i contadini che vivevano nel raggio di sei miglia e quelli delle montagne. Dopo il 1600, invece, la situazione si ribaltò, a causa della crisi dell'industria serica, e la gente faceva a spintoni pur di ottenere il lavoro nella “fabricha”. Ad essere requisiti furono anche i mattoni, i cui produttori vennero obbligati a venderne la produzione esclusivamente alla Repubblica. “Cortine, baluardi e bastioni - scrive Martinelli - altro non sono che il risultato di una specie di tela composta da mattoni, che si distende per tutta la cinta ad eccezione di un breve tratto, tra la porta S. Maria e il baluardo Santa Croce, dove è stata utilizzata la cinta medievale in pietra”. Impossibile fare un calcolo, anche approssimativo, di quanti ne furono impiegati. Siamo nell'ordine, secondo l'autrice, delle centinaia di migliaia, dei milioni. A tutto questo, poi, si aggiunge la lunga schiera di architetti e consulenti militari chiamati a Lucca per progettare gli interventi. Tra loro lasciò il segno Alessandro Farnese, esperto condottiero, considerato uno dei padri delle Mura. Che, alla fine e fortunatamente, non furono mai usate per la guerra e diventarono sempre di più un luogo di svago, come dimostra l'apertura nel 1840 del Caffè delle Mura. L'attacco, piuttosto, arrivò dal fuoco amico – politici, cittadini, commercianti - agli inizi del Novecento e nel Secondo Dopoguerra. A sferrarlo furono i cosiddetti nuovisti che, in nome del progresso, volevano aprire nuovi “buchi” sulle Mura. Ottennero una parziale vittoria con l'apertura di porta S. Anna nel 1911, ma i tentativi successivi vennero stroncati dal movimento d'opinione nato negli anni Cinquanta su iniziativa, in particolare, di Carlo Ludovico Ragghianti ed Eugenio Luporini che portarono Lucca alla ribalta. Fu l'inizio della strada verso la modernità.
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