Italia
La “fabricha” evitata e poi ricercata
Con la crisi della seta il lavoro sul monumento prima evitato divenne una necessità per campare
LUCCA. Ecco alcuni passi del libro di Roberta Martinelli. Che inizia così il suo racconto. “Una grande paura: è questo lo scenario nel quale va collocata la decisione della Repubblica di Lucca di dotarsi di un nuovo sistema difensivo. Uno scenario dominato dalla grande paura di vedere ripetere a Lucca quello che era successo a Pisa. La Seconda Repubblica pisana aveva chiuso la sua breve esistenza nel 1509, quando l'esercito fiorentino aveva occupato la città: la sorte della vicina Pisa sollecitava immediate associazioni di idee e colmava di funesti presagi il futuro di Lucca”. Terminata la prima parte, in cui narra le vicende dei vari architetti ingaggiati nel corso degli anni per progettare la nuova fortificazione, Martinelli dedica molti capitoli alla descrizione dei cantieri e della vita sociale che si svolgeva intorno a questa immensa fabbrica. Ecco come li introduce: “Iniziate nel 1544, le opere di costruzione delle nuove mura erano ancora lontane dall'essere concluse quando quel secolo giungeva alla fine. I lavori infatti si protrassero ancora per decenni ed ebbero termine solo nel 1650. Dal giorno in cui era stato dato avvio allo scavo per la nuova cortina tra i torrioni San Colombano e la Libertà erano trascorsi più di cento anni: un arco di tempo che sollecitava l'idea dell'infinito. Si superava la misura della memoria individuale, perché intere generazioni di lucchesi si erano succedute mentre la costruzione avanzava. Chi aveva avuto modo di assistere alla “tagliata” del 1513, poteva aver fatto in tempo a vedere anche i primi baluardi, ma difficilmente sarebbe arrivato a quel tempo in cui centinaia di uomini, venuti dalla campagna e dai monti, spostavano masse di terra per far posto ai fossi che circondavano le mura. Questo avveniva intorno al 1570. Il cittadino di Lucca che allora guardava con un certo tono di distacco quella gente non sapeva che un giorno avrebbe desiderato lavorare alle mura e rimediare così un sostentamento che l'industria serica ormai gli negava. Eppure sarebbero giunti anche quei giorni ed una simile realtà divenne esperienza quotidiana appena un secolo dopo. In questo senso la distanza che separa le fasi di inizio dei lavori con l'epoca della loro conclusione appare in tutta la sua enorme ampiezza: per certi aspetti il mondo – con i suoi criteri, i suoi valori, le sue regole – si era rovesciato”.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
