Finanza
Cipollini dimenticato pesa l’ombra del doping
Re Leone non commenta il suo mancato coinvolgimento nelle iniziative L’imbarazzo per l’Operacion Puerto fa sparire anche il video promozionale
LUCCA. «No comment» dice Mario Cipollini al cronista che gli domanda se è amareggiato per non essere stato coinvolto nel Mondiale che parte da Lucca. No comment anche quando gli viene chiesto se non ritiene strano essere stato dimenticato, dopo aver portato il nome della città sul gradino più alto del ciclismo internazionale, quello della maglia iridata conquistata con uno sprint regale a Zolder, in Belgio.
Correva l’anno 2002 e dopo quel trionfo Lucca e Capannori litigarono sul luogo in cui organizzare la festa per Re Leone. Capannori ne rivendicava orgogliosamente i natali, Lucca la residenza. Il Mondiale che parte da Lucca non poteva che avere come testimonial il volto di chi ha rappresentato al massimo livello lo sport delle due ruote, con 189 successi in carriera. Poi c’è stata l’Operacion Puerto, l’inchiesta sul doping nel ciclismo, in cui è rimasto coinvolto, a torto o a ragione, anche il campione lucchese, affossato soprattutto da chi fino al giorno prima lo aveva esaltato. E le carte in tavola sono cambiate.
L’accusa di trattamenti a base di Epo, i presunti pagamenti al dottor Fuentes, gli anabolizzanti. «Tutte assurdità», disse Mario subito dopo che uscirono le carte e le notizie sul suo coinvolgimento. Già, assurdità che però gli sono costate l’esclusione da ogni e qualsiasi iniziativa legata al Mondiale che parte da Lucca. E’ scomparso, finito chissà dove, anche quel video promozionale di cui era protagonista; sono sparite le sue immagini dai siti Internet collegati all’evento. E al suo telefono non è arrivata alcuna chiamata per invitarlo a qualche iniziativa, nemmeno allo spettacolo che domani sera andrà in onda dal teatro del Giglio e a cui interverranno invece corridori come Fondriest, Saronni, Moser, Bartoli, Argentin, Ballan che – come SuperMario – hanno avuto il privilegio di indossare la maglia iridata.
A metterlo nell’angolo, a decretarne l’esclusione sembra siano state più l’Uci (l’Unione ciclistica internazionale) e la Federazione italiana che il comitato organizzatore dei mondiali.
Destino strano quello di Re Leone, osannato e poi già condannato senza nemmeno un processo. E difeso da chi della battaglia contro il doping ha fatto una ragione di vita, quell’Ivano Fanini che lo ha proposto per fare il mossiere alla partenza della corsa di domenica. Una proposta destinata a cadere nel vuoto, ma che ha centrato il bersaglio, ha provocato e fa discutere.
Per Fanini c’è molta ipocrisia in quello che è successo: «Ci vorrebbe una amnistia mondiale – dice il patron di Amore&Vita – perché chi più chi meno tutti usano gli stessi prodotti. E non si possono cancellare tutte le grandi imprese, le vittorie di Cipollini, che doveva essere l’immagine numero uno del Mondiale».
Re Leone, che oggi ha 46 anni, intanto la sua immagine l’ha legata a una linea di biciclette da corsa che propaganda in tutto il mondo. Con le sue bici due squadre, Bardiani e Vini Fantini, hanno corso il Giro d’Italia. Me le impiegano anche altri team, fra cui quello femminile che porta il suo nome e che nella prova iridata a cronometro è arrivato al quinto posto. E la corsa di domenica? No comment, ripete Cipollini: un no comment che vale più di molte parole.
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