La manifestazione
Confermata la condanna per l’omicidio Giannarini
La Corte d’Appello si allinea alla sentenza di primo grado: 16 anni a Igor Paolinelli Ridotta la provvisionale alla madre e alle due sorelle che non hanno visto un euro
LUCCA. La Corte d’Appello di Firenze recepisce la sentenza emessa dal giudice dell’udienza preliminare Giuseppe Pezzuti e conferma a Igor Paolinelli, 41 anni, di S. Gimignano di Brancoli, la condanna con rito abbreviato per omicidio volontario a 16 anni di reclusione più tre da trascorrere, al termine della pena principale, in una casa di cura e custodia. Paolinelli, la sera del 17 aprile 2011 a Piazza di Brancoli, uccise con sei colpi di pistola l’ex fidanzata Laura Emanuela Giannarini di 44. Unica modifica apportata dai giudici di secondo grado è legata alla provvisionale liquidata dal gup di Lucca che subisce una modifica al ribasso. Alla madre della vittima, Maria Pia Alverà, andranno 150mila euro anziché 270mila stabilite dal giudice di primo grado mentre alle sorelle Nadia e Gina Giannarini - tutte e tre le donne sono state assistite dall’avvocato Lodovica Giorgi - passano da una provvisionale di 100mila euro ciascuna a 80mila euro. Cifre virtuali s’intende. Perché l’autore del delitto, difeso dall’avvocato Filippo Tacchi, è nulla tenente. E quel denaro che doveva servire a lenire, almeno parzialmente, l’immenso dolore dei familiari della donna probabilmente non lo vedranno mai. Un anno fa - era il 31 ottobre - i parenti di Laura Giannarini avevano contestato la sentenza soprattutto perché temevano che l’omicida potesse uscire di carcere prima del tempo. Adesso dopo al conferma della Corte d’Appello c’è una moderata soddisfazione e la sensazione che Igor Paolinelli sconterà in toto la sua pena. Adesso resta la Cassazione ammesso e non concesso che l’avvocato della difesa, una volta lette le motivazioni dei giudici fiorentini, voglia portare avanti il procedimento passando anche per l’ultimo grado di giudizio. La procura di Lucca aveva chiesto per l’assassino la pena dell’ergastolo perché, in base alla relazione del consulente, aveva ritenuto l’omicida perfettamente capace d’intendere e volere nel momento in cui premeva il grilletto per sparare e ammazzare come un cane la sua ex.
La storia. La convinzione che l’ex fidanzata le avesse fatto «il malocchio» e che nella mente offuscata e delirante di Paolinelli per interrompere il «sortilegio» l’unico modo fosse quello di recidere il rapporto alla radice attraverso il delitto è stato sin dall’inizio l’unica spiegazione in grado di giustificare quell’omicidio. Non erano ancora le 21 del 17 aprile 2011 quando Igor Paolinelli telefonò all’ex fidanzata e le chiese di uscire di casa per parlare. Lui era arrivato a 100 metri dalla chiesa di Piazza di Brancoli e in tasca aveva una pistola Smith & Wesson Special calibro 38 a tamburo con sei colpi in canna. Sul luogo dell’incontro la coppia inizia a litigare e lei scende dall’auto dell’ex per tornare a casa. A quel punto Paolinelli prende il revolver e lo scarica addosso a Laura colpendola anche quando è a terra. Poco dopo la telefonata al 113 e la confessione del delitto.
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