Il dolore
Sarebbe stato il percorso giusto per Michela
La Fanini nel 1994 in Sicilia cadde a due chilometri dal traguardo, poco dopo morì in un incidente
LUCCA. Chissà se Michela Fanini avrebbe avuto la forza e la voglia di correre questo Mondiale a casa sua. Avrebbe avuto 40 anni, altre (Jeannie Longo e Maria Canins, due delle cicliste più grandi di sempre) lo hanno fatto in età ancor più avanzata.
«Di sicuro - dice papà Brunello Fanini - il percorso sarebbe stato perfetto per le sue caratteristiche: duro, tattico, da ciclista completa».
Michela ci ha lasciato giovanissima, appena 21enne, con immensi crediti verso la dea bendata e non solo per quel tragico incidente stradale del 26 ottobre 1994.
A Capo d'Orlando (Mondiali di Sicilia), poche settimane prima, la sfortuna era già in agguato. «Che il Mondiale degli italiani non sia stato accompagnato da una buona stella - scrisse dopo la gara Massimo Rodi su Tuttociclismo - ne abbiamo avuto ulteriore conferma con la gara su strada femminile. Michela Fanini, la nostra atleta più in forma a due km dal traguardo si trovava in buona posizione, pronta a lanciare il suo sprint micidiale che al Tour de France aveva più volte fatto tremare le sue avversarie. Un attimo di distrazione, una curva troppo larga sulla discesa di San Martino ed ecco il patatrac, la frittata è fatta. Michela volava a terra insieme alla francese Odin e ad altre atlete; lì finivano i suoi sogni iridati».
Ironia della sorte ad aggiudicarsi la gara fu proprio la norvegese Monica Valvik, che Michela aveva più volte battuto in Francia.
«Sono certa che se fossi arrivata al traguardo - disse agli inviati Rai un'arrabbiatissima Michela - al 99% avrei vinto la medaglia d'oro».
Fu quella la sua ultima corsa. «La vidi delusa ma anche consapevole di averla scampata bella - ricorda papà Brunello - quando la riabbracciai aveva il caschetto diviso a metà per il colpo preso con la testa nel cordolo del marciapiede. La protezione le aveva salvato la vita; purtroppo, però, solo per pochi giorni».
Lo strano rapporto con i Mondiali era iniziato la stagione precedente, in Norvegia. Da Oslo, è vero, arrivò il bronzo nel quartetto a cronometro (con Bonanomi, Alessandra Cappellotto e Luperini) ma anche la delusione di non essere riuscita a salire sul podio, nella prova su strada, per un millimetro; un niente che dopo una attenta analisi del fotofinish, finì per premiare la statunitense Charameda, terza.
Maurizio Tintori
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