Il Tirreno

Lucca

Gatti, la Lav precisa: «Non è vietato nutrirli»

La referente della Lega anti vivisezione sull’ordinanza emanata dal Comune «Si può dare da mangiare alle colonie, basta rimuovere subito i resti di cibo»

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LUCCA. «Il Comune di Lucca non ha vietato di dare da mangiare ai gatti delle colonie feline». La puntualizzazione, dopo la notizia dell’ordinanza adottata da palazzo Orsetti l’altro ieri, arriva da Lucilla Lenzi, referente del gruppo Lav (Lega anti vivisenzione) di Lucca ma anche volontaria incaricata e riconosciuta dal Comune per la cura di una delle colonie del centro storico.

Lenzi vuole far chiarezza: «Il Comune di Lucca non vieta di dare da mangiare ai gatti appartenenti alle colonie feline, ma chiede (e sancisce con l’ordinanza) di rimuovere dal suolo pubblico residui e contenitori di cibo, non appena i gatti si sono alimentati».

Insomma, cosa ben diversa dal dire che il semplice atto di dare da mangiare alle bestiole è sanzionabile con una multa da 25 a 500 euro. Anche perché questa attività è regolata da norme precise: «A nome di chi come me si occupa volontariamente di accudire i gatti randagi - spiega Lenzi - tengo a sottolineare che esiste la legge 281/91 (legge quadro in materia di animali di affezione e prevenzione del randagismo) secondo cui lo Stato promuove e disciplina la tutela degli animali d'affezione, condanna gli atti di crudeltà contro di essi, e prevede per le colonie feline il diritto alla territorialità vietando qualsiasi forma di maltrattamento nei loro confronti. A ribadire il diritto al territorio è il tribunale civile di Milano che con una sentenza del 2009 riconosce come i gatti siano "animali sociali che si muovono liberamente su un determinato territorio radunandosi in gruppi denominati colonie feline; pur vivendo in libertà sono stanziali e frequentano abitualmente lo stesso luogo pubblico o privato, creandosi così un loro habitat ovvero quel territorio, o porzione di esso, pubblico o privato, urbano e no, edificato e non, nel quale vivono stabilmente. Nessuna norma di legge né nazionale né regionale proibisce di alimentare i gatti randagi nel loro habitat”».

Il Tar della Puglia, inoltre, ha rimarcato come la mancanza di cibo può comportare un peggioramento delle condizioni di vita degli animali, con problemi anche per la cittadinanza.

«Naturalmente - conclude Lenzi - per tutelare i gatti e promuovere una convivenza corretta con la colonia felina, è interesse di chi se ne prende cura prestare la propria opera in maniera ragionevole e responsabile nell'assoluto rispetto di luoghi o persone, cercando di recare il minor disturbo possibile. Ciò si realizza anche somministrando cibo in orari stabiliti, senza lasciare contenitori e carte a terra, eccetto una ciotola in plastica trasparente per l'acqua».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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