Il Tirreno

Lucca

Nascosto in un casolare il terzo uomo della banda

di Luca Tronchetti
Nascosto in un casolare il terzo uomo della banda

Arrestato per rogatoria in Albania il muratore che assieme ai due connazionali per rubare 200 euro in una casa provocò la morte dell’ex poliziotto Ugo Canozzi

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MINUCCIANO. I fantasmi di quella tragica notte di nove mesi fa sono finiti in galera. Un magistrale lavoro d’intelligence quello dei carabinieri del reparto investigativo in collaborazione con la Compagnia di Castelnuovo e sotto la direzione del sostituto procuratore Enrico Corucci. Adesso chi provocò la morte di Ugo Canozzi, 82 anni, il poliziotto in pensione trovato nudo e legato mani e piedi sotto le coperte della sua camera da letto a Castagnola di Minucciano ha una precisa identità e non può più nuocere perché rinchiuso in carcere in attesa dell’incidente probatorio e degli accertamenti tecnici (tampone, impronte digitali, esame del dna, ecc) per capire meglio il ruolo avuto da ciascuno all’interno della casa colonica teatro del delitto. Ultimo a finire dietro le sbarre è Florind Marini, 24 anni, muratore albanese, cugino di Lorenc, il primo ad essere arrestato a fine giugno dai carabinieri. Dopo la cattura del secondo componente la gang - Besnik Metushi, 25 anni, preso a metà agosto all’aeroporto della Malpensa - Florind Marini aveva capito che gli investigatori italiani erano sulle sue tracce e si era allontanato da Fier, la sua città natale, per dirigersi verso la campagna e nascondersi in un casolare diroccato in località Daulle. Ma ieri sera le forze speciali della polizia albanese hanno localizzato il muratore e fatto irruzione nel locale assicurando alla giustizia Florind Marini che non ha opposto resistenza ed è stato ammanettato e trasferito in un carcere di massima sicurezza a Tirana. Le procedure d’estradizione sono già iniziate e a breve il giovane omicida verrà trasferito nel carcere di S. Giorgio. L’operazione è stata resa possibile a conclusione di un complesso iter partito con l’ordine di cattura della procura di Lucca alla procura generale di Firenze e l’emissione del provvedimento di ricerca internazionale da parte del ministero di Giustizia.

Il quadro probatorio. Per carabinieri e procura il quadro indiziario è chiaro e adesso occorrerà capire i singoli ruoli ricoperti da i tre albanesi. Uno di loro, Lorenc Marini, sin dal giorno del primo interrogatorio ha ribadito di non essere mai entrato nella casa di Canozzi, ma di aver svolto i compiti prima di basista e poi di palo accompagnando i due complici nelle vicinanze dell’abitazione. Vero? Falso? I rilievi tecnici comparati lo stabiliranno prima che il magistrato disponga la richiesta di rinvio a giudizio con l’accusa di omicidio volontario, rapina e sequestro di persona.

Una notte maledetta. I cugini Marini conoscevano bene Castagnole di Minucciano e l’Alta Garfagnana. Lorenc, imbianchino a tempo perso e per un certo periodo ha vissuto nella frazione di Agliano a pochi chilometri dalla casa della vittima così come Florind, muratore, ha lavorato per diversi mesi nella zona dove si è consumato l’omicidio e forse conosce pure la vittima. Hanno un connazionale anche lui originario della loro città natale (Fier) che sbarca il lunario commettendo furti nelle abitazioni. È Besnik Metushi, 25 anni e risiede a Torino. I tre entrano in contatto e studiano un piano per un colpo a Minucciano. La Panda di un uomo metodico come Ugo Canozzi non è parcheggiata accanto all’abitazione. Il segnale per entrare in azione. Non sanno i banditi che l’utilitaria è in carrozzeria per una riparazione. È la sera del 14 gennaio. Nevica e i tre a bordo della Peugeot di Lorenc Marini arrivano nelle vicinanze dell’abitazione del pensionato. Tutti sono convinti che in casa non ci sia nessuno. I tre - o due di loro - salgono sulla grata della finestra a piano terra, si arrampicano sul balcone, forzano la porta finestra con il vetro che s’infrange. Entrano in camera da letto e trovano inaspettatamente Ugo Canozzi che ha l’abitudine di dormire sotto le coperte completamente nudo. Una situazione che gli albanesi non sanno gestire. Si spaventano, uno di loro lo conosce (si spiegherebbe la benda sugli occhi dell’anziano) e invece di fuggire lo legano mani e piedi, lo imbavagliano e lo distendono sotto le coperte. Ma l’anziano muore per asfissia e loro, dopo aver messo a soqquadro la stanza, rubano 200 euro lasciandosi alle spalle la porta socchiusa e l’orrore di un delitto.

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