Il Tirreno

Lucca

Il calzaturificio chiude i battenti Gli operai chiedono il fallimento

di Luca Cinotti

Arriverà in tribunale la vertenza per la ditta “Cibernella”, che a settembre non ha riaperto Gli ex dipendenti, colti all’improvviso, chiedono di incassare il tfr e tre mesi di cassa integrazione

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LAPPATO. I dipendenti, ormai ex, del calzaturificio Cibernella presenteranno istanza di fallimenti nei confronti del proprio ex datore di lavoro, nella speranza di avere almeno parte dei soldi che spettano loro.

Un epilogo amaro per dieci lavoratori nell’azienda di Albano Biagini, residente a Collodi, che per un paio di anni aveva lavorato a buon ritmo. Ma che, a inizio settembre, ha riservato la peggiore delle sorprese ai dipendenti: rientrati dai tre mesi di cassa integrazioni previsti per l’estate (dal primo giugno al 31 agosto) hanno trovato il capannone presso il quale avrebbero dovuto lavorare completamente vuoto e con un bel cartello “affittasi” sulle vetrate.

«Evidentemente - spiega uno di loro, Marco Piccinini - proprio durante il mese di agosto era stata sfruttata l’assenza di dipendenti per portare via le attrezzature».

Una situazione che ha lasciato in una terribile “terra di mezzo” i lavoratori: da una parte non potevano avere accesso alla disoccupazione perché risultavano ancora dipendenti. Dall’altra, ovviamente, non percepivano alcun stipendio.

Per questo si sono affidati alla Cgil e a Franca Cecchini, che sta seguendo la vertenza. Che, inevitabilmente, è destinata ad arrivare nelle aule giudiziarie. Nove dei dieci dipendenti, infatti, stanno preparando insieme all’ufficio legale della Cgil un’istanza di fallimento. Lo scopo è ottenere i soldi del Tfr ma anche quelli della cassa integrazione. Finora, infatti, sostiene la Cgil, ai lavoratori non è arrivato nulla, nemmeno l’acconto che era fissato in 500 euro. «Sappiamo - precisa il sindacato - che questa cifra era stata inserita dal consulente dell’azienda nelle buste paga. Ma noi non abbiamo visto nulla, né l’acconto della cassa integrazione, né le buste paga».Proprio su questo punto è stata presentata anche una richiesta all’ispettorato del lavoro per “recuperare” le buste paga mai arrivate.

Nel frattempo, i lavoratori si sono dimessi per giusta causa e hanno già presentato i documenti al centro dell’impiego e la domanda all’Inps per ottenere la disoccupazione. Passo dovuto, dopo che nessuna risposta era arrivata alle lettere che confermavano la disponibilità a lavorare che erano state inviate alla sede legale dell’azienda, alla sua sede operativa e alla nuova sede, che risulta essere a Milano.

Ora l’ultimo passo, l’istanza di fallimento. «Speriamo che quanto prima - dice la Cgil - venga nominato un curatore fallimentare, così che anche noi potremo avere un interlocutore certo».

E non è escluso che, nella procedura, possano inserirsi anche altri soggetti, come fornitori e terzisti che lavoravano per l’azienda.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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