Sicurezza
Movida, nuove regole per gli alcolici
Ordinanze a tutela di salute e quiete pubblica saranno allo studio della commissione. Via alla discussione partecipata
LUCCA. Non avranno stretta attinenza con gli orari di chiusura dei locali ma nuove regole ci saranno per la movida. Faranno leva sulla tutela di quiete pubblica e salute pubblica; potranno interessare, ad esempio, il divieto di vendita di alcolici dopo una certa ora. Materie sulle quali un’amministrazione comunale può ancora emettere ordinanze, nonostante il contenuto della sentenza con cui la Corte Costituzionale, nel febbraio scorso, ha respinto in pieno il ricorso della Regione Toscana che chiedeva di annullare gli effetti del decreto Salva Italia con cui nel gennaio 2011 di fatto il governo Monti introdusse la liberalizzazione degli orari di apertura di negozi e pubblici esercizi.
Questo il percorso che l’amministrazione ha deciso di intraprendere. «Un percorso che vorremmo avviare, di concerto con le categorie e tutti i soggetti interessati, trovando punti di equilibrio - spiega l’assessore al commercio Giovanni Lemucchi -. La nostra intenzione - continua -è partire dal protocollo sulla sicurezza siglato anche con la Prefettura per pensare un percorso specifico per la nostra città. Stante il contenuto della sentenza della Corte Costituzionale, il Comune non può più intervenire sugli orari, ma su esigenze peculiari della città sì. Ad esempio riguardo la tutela della quiete pubblica, per definire gli orari di vendita degli alcolici o delle bevande in contenuti di vetro: temi questi ultimi che hanno stretta attinenza con la tutela della salute pubblica».
La discussione sarà delicata. Per questo si è deciso di non entrare nel vivo subito, in un momento caratterizzato da una lunga serie di contingenze, in primo luogo quelle del Settembre Lucchese di quest’anno e del suo evento clou, i Mondiali di ciclismo. Di nuove regole ad hoc per la movida lucchese si parlerà così da ottobre in poi, non durante un consiglio straordinario come sembrava in inizio ma nel contesto della commissione consiliare. «Non rimarremo chiusi nella commissione - aggiunge Lemucchi : troveremo un metodo partecipativo».
I contenuti della sentenza 27 del febbraio 2013 emessa dalla Corte Costituzionale sono chiari. «La Corte - spiega la dottoressa Silvana Panetta, funzionario del dipartimento commercio della Regione - ha dichiarato incostituzionali gli articoli 80 e 81 della legge regionale 28 del 2005, codice del commercio della Toscana. L’articolo 80 riguarda gli orari di apertura dei negozi, l’81 l’apertura dei pubblici esercizi».
Motivo per cui, continua la funzionaria, «se un’ordinanza comunale sugli orari è emessa appellandosi a quegli articoli diventa nulla. Ma qualche altro margine per agire sulla somministrazione ci sono, perché ogni Comune ha interessi propri da bilanciare, in particolare su salute pubblica e quiete».
«Gli interventi statali che aboliscono limiti orari e festivi all’apertura degli esercizi di vendita al dettaglio tendono a realizzare, secondo l’Avvocatura dello Stato - recita la sentenza - migliori condizioni di competitività del settore, accrescendo le possibilità dei consumatori di accedere ai servizi commerciali al dettaglio e rimuovendo le disparità territoriali che determinano notori e gravi distorsioni nella concorrenza, tanto dal punto di vista dello svolgimento in atto dei servizi commerciali, quanto dal punto di vista dell’insediamento dei nuovi esercizi di vendita... Pertanto, la Regione Toscana avrebbe violato la competenza legislativa statale esclusiva in materia di tutela della concorrenza».
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