Italia
Luminara, diminuiscono i “buchi neri”
Va un po’ meglio con i negozi, ma all’appello mancano i privati. Poco pubblico all’inizio, poi le strade si sono riempite
LUCCA. Il segnale che qualcosa di diverso sta accadendo in città è il silenzio. Chi parla lo fa sommessamente, anche i tanti turisti che aspettano curiosi seduti sulle soglie dei negozi chiusi con le vetrine spente in ossequio al passaggio della processione: non parlano, bisbigliano a voce bassa.
La tradizione di Santa Croce racconta una città che vive - oggi più che mai - correndo su un doppio binario. C’è la città dei lucchesi, che la sera del 13 settembre torna indietro nel tempo, si raccoglie in preghiera e sfila con l’effigie del Volto Santo in testa, oggi come secoli fa, come nel medioevo. E c’è la città dei turisti, degli stranieri, che sempre più permea la città antica, quella che vive secondo tradizione.
Un elemento di rottura? A respirarla, l’atmosfera quasi surreale di ieri sera viene da pensare che stia crescendo una cosa nuova, un’epoca in cui si può guardare alla tradizione anche con occhi nuovi. Quelli, appunto, dei turisti che si mescolano ai lucchesi che tradizionalmente in questa serata tirano fuori la bicicletta, magari per l’unica volta in tutto l’anno. Certo, le doppie o triple file ininterrotte di spettatori lungo il percorso sono ormai un ricordo messo in archivio. Ieri forse c’era più gente degli ultimi anni, ma parlare di pienone è impossibile. Soprattutto all’inizio della processione, quando la gente era davvero pochina. Poi, con il passare delle ore e dei minuti, la città è andata riempendosi.
La diatriba sui lumini ha campeggiato sulle cronache degli ultimi giorni. Ma l’impegno forte e intenso - seppure un po’ tardivo - del Comune e dei commercianti di Confcommercio ad andare di negozio in negozio per sensibilizzare all’accensione dei lumini di cera alla fine qualche risultato lo ha dato. Piazza dei Mercanti era tutta un brillìo, grazie alla luce suggestiva che abbracciava le bifore del palazzo dell’ex pretura, oggi esercizio commerciale, fino ai tavolini del bar sottostante.
Certo - lo accennavamo - non tutto è rose e fiori. Ancora ci sono dei clamorosi “buchi neri” nell’illuminazione del percorso della processione, soprattutto nel tratto di via Fillungo che va da via San Giorgio fino a Canto d’arco. Buchi neri dovuti in parte ai tanti fondi che sono chiusi in centro storico. Ma in parte - e sicuramente sono quelli che più fanno rabbia - anche alla scarsa attenzione degli esercenti alla buona riuscita della Luminara. E pure i privati non sembrano aver risposto a pieno all’appello in zona Cesarini del sindaco. Perché se è vero - come spieghiamo anche a lato - che ieri in tanti si sono rivolti a Itinera per ricevere i lumini, è anche vero che la stragrande maggioranza delle finestre di abitazione private è rimasta buia. Anche se, a onor del vero, va anche ricordato che non sono ormai più moltissimi gli abitanti delle strade percorse dalla processione.
E, a proposito di lumini, anche quest’anno si sono verificati tanti casi di spegnimento anzitempo. Il segnale che forse qualcosa, nel meccanismo (e nell’orario) dell’accensione andrebbe modificato.
Per il resto, la processione è una creatura che ogni anno si risveglia dal proprio “letargo” con qualche, minima, novità e tanta tradizione. Nella prima categoria va senz’altro inserita la scelta di far sfilare il consiglio dei ragazzi (come spieghiamo nella pagina successiva). Nella seconda, l’emozione viva negli occhi dei Lucchesi nel Mondo accolti dagli applausi e la lunghezza ormai ciclopica della processione, con il susseguirsi di associazioni, confraternite, parrocchie, istituzioni. E poi, ovviamente, lo spettacolo pirotecnico che segue la fine del corteo e la celebrazione del Mottettone in Duomo. Un “corpo vivo” quello della Luminara, che forse avrebbe anche bisogno di uno “svecchiamento”. Ma in fondo ai lucchesi non dispiace ritrovarla sempre lì, la sera del 13 settembre.
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