Il Tirreno

Lucca

«C’è la crisi, donare soldi non si può»

di Barbara Antoni
«C’è la crisi, donare soldi non si può»

Rimproverati per non aver contribuito al restauro del tempietto, commercianti e imprenditori artigiani danno spiegazioni

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LUCCA. «Non siamo insensibili né avari». Commercianti e imprenditori si difendono. Se non hanno contribuito (o solo in misura assai ridotta) alla raccolta fondi per il restauro del tempietto del Volto Santo è per le difficoltà economiche degli ultimi anni. Colpa della crisi, insomma.

Questa la giustificazione che trova concordi commercianti e artigiani lucchesi (Assindustria, interpellata, ha preferito non rilasciare alcuna dichiarazione) l’indomani della sgridata in piena regola arrivata da Alberto Varetti, presidente di Crl. Molto rammaricato (così si è detto alla presentazione dei lavori ultimati al tempietto, per la così timida partecipazione alla raccolta fondi lanciata nel 2010 da Crl per il restauro del simbolo del culto cittadino) Varetti ha invitato gli imprenditori locali «a frugarsi in tasca», visto oltretutto che le opere restaurate attirano turisti, i quali fanno il bene delle attività. A fronte dei 150mila euro necessari (i primi: ora si dovrà pensare anche al recupero della statua lignea del Volto Santo), la cifra raccolta (compresi i 50mila euro di Crl) non ha superato gli 80mila. E i restauratori, a lavoro finito, vanno pagati.

«L’attaccamento dei commercianti al Volto Santo non è misurabile con la loro scarsa adesione alla sottoscrizione - sbotta il presidente di Confcommercio Ademaro Cordoni -. La sottoscrizione è nata in un periodo in cui le attività erano in grande difficoltà, in cui tutte o quasi hanno dovuto ricorrere alle banche per rimanere in piedi. Se la raccolta fosse stata lanciata nel 2007-2008 avrebbe avuto un altro risultato. Iniziative del genere le abbiamo fatte anche noi con la Curia». Brucia a Cordoni la tirata di orecchie del vertice bancario. «Non siamo sordi a questi temi - continua il presidente di Confcommercio -. Cercheremo di sensibilizzare i nostri iscritti, studieremo qualcosa. Se i contributi sono stati ridotti non significa che gli imprenditori non amano il Volto Santo. È che bisogna aspettare tempi migliori». Cordoni pone l’accento anche sul fatto che «la sottoscrizione non è mai stata presentata spiegando che anche una piccola offerta poteva andar bene. All’inizio si era posto un tetto minimo (cento euro, ndr). È mancato il collegamento tra chi doveva presentarla e chi doveva aderire». E chiude sottolineando che «noi di Confcommercio siamo attaccati alle tradizioni della città. Negli ultimi giorni i nostri funzionari con quelli del Comune si sono impegnati per sensibilizzare i negozi ad aderire alla Luminara. La processione è nel nostro Dna».

«Il rammarico di Varetti - commenta il direttore di Confesercenti Emanuele Pasquini - è comprensibile rispetto a una serie di iniziative che qualificano la nostra città e la sua attrattività e per le quali ringraziamo coloro che le stanno rendendo possibili. Il tema della compartecipazione delle imprese, soprattutto microimprese, alla cura del patrimonio storico o al sostegno di eventi che ogni tanto torna in agenda è molto complesso, per due motivi. Il primo, perchè in un paese come il nostro dove il carico fiscale sulle imprese è a livelli superiori alla soglia di sostenibilità, si è consolidata una percezione diffusa, non del tutto errata, che siano i soggetti istituzionali, attingendo al prelievo generale, a doversi occupare della tutela del patrimonio. Non è un caso che i meccanismi di crowd funding e di compartecipazione pubblico-privato siano più maturi in paesi dove il carico fiscale sulle imprese è a livelli diversi. Il secondo è il periodo di forte difficoltà per le aziende e la crisi generale delle stesse che oggi le porta ad avere minore propensione alle donazioni. Ciò detto, rilanceremo ai nostri associati l'appello del presidente affinchè percorsi come questo possano essere colti, magari da singole aziende, come ulteriori opportunità per sostenere la città».

Non molto diversa la posizione degli artigiani. Roberto Favilla, direttore di Confartigianato, sostiene che «il momento che viviamo è difficile. Gli artigiani non ce la fanno ad arrivare a fine mese, di persone disposte a fare donazioni se ne trovano poche. E ci sono un sacco di aziende che chiudono. Vedremo cosa si può fare; purtroppo questi lavori sono iniziati in un periodo difficile».

E poi Luca Poletti, presidente di Cna. «La sottoscrizione per il tempietto del Volto Santo - è la sua posizione - va rilanciata collegandola a un progetto di lavoro che coinvolga anche i nostri artigiani. Ne abbiamo di bravi in città, in grado di eseguire opere del genere. Penso che di fronte a un progetto composito anche sulla sottoscrizione si possa fare qualcosa. L’importante è darsi un metodo di lavoro. Quindi, ridiscutiamolo».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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