Il Tirreno

Lucca

Le poltrone a rischio con la fusione Lucca-Capannori

di Alessandro Petrini
Le poltrone a rischio con la fusione Lucca-Capannori

Meno consiglieri comunali e assessori, indennità più alte Le società partecipate potrebbero essere riorganizzate

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LUCCA. Un sindaco invece di due, meno posti per i ruoli di assessori e consiglieri. Il giorno dopo il primissimo sì di Palazzo Santini a un ordine del giorno che dia il via a una commissione per analizzare l’ipotesi di fusione o unione tra i Comuni di Lucca, di Capannori e della Piana, si iniziano a disegnare gli scenari che potrebbero emergere da questa situazione politica, a partire dalla diminuzione dei posti per la politica, fino ad arrivare a una nuova concezione di trasporto pubblico locale visto che difficilmente si potrebbero escludere Marlia, Segromigno o la stessa Capannori dai percorsi urbani.

Costi della politica. La conseguenza più evidente della fusione sarebbe l’esistenza di un solo Comune e quindi di un solo sindaco. Lucca ha circa 88mila abitanti e l’indennità standard per il sindaco di un Comune di queste dimensioni è di 4.130 euro lordi al mese, Capannori di abitanti ne ha poco più di 45mila e in questo caso l’indennità standard si attesta sui 3.460 euro. A un sindaco di una città di poco più di 130mila abitanti spettano 5.010 euro lordi al mese, senza contare altri parametri che possono andare ad aumentare o a diminuire la cifra. In poche parole ci sarebbero meno amministratori pagati leggermente di più, visto che dall’indennità del primo cittadino a cascata derivano anche tutte le altre, a partire dai due vicesindaco, dei quali ne rimarrebbe solo uno che non potrebbe percepire più del 55% di quanto spetta al sindaco. Stesso discorso per gli assessori, che a Lucca attualmente sono 9 e a Capannori 6. Il nuovo ente comunale ne potrebbe avere 11 – 4 in meno degli attuali – che percepiscono il 45% di quanto spetta al sindaco. Poi ancora il numero dei consiglieri che ora a Lucca sono 32 e a Capannori 30 – ma con la prossima legislatura, a partire dal prossimo anno, scenderanno a 24 –: il nuovo Comune ne avrebbe 40 – 22 in meno– che al massimo possono arrivare a percepire il 25% dell’indennità del primo cittadino. Niente da fare invece per quanto riguarda le Circoscrizioni che non potranno essere reintrodotte. La legge infatti le prevede solamente sopra i 250mila abitanti, un traguardo che non potrebbe essere raggiunto nemmeno unendo tutti i Comuni della Piana.

Aziende partecipate. La fusione tra due o più Comuni coinvolge anche tutte quelle aziende che sono partecipate dalle amministrazioni e qui il quadro normativo di riferimento è diverso tra Lucca e Capannori. Mentre nel capoluogo non ci sono infatti leggi restrittive sul numero delle partecipazioni, per Capannori la situazione è differente perché, essendo un Comune sotto i 50mila abitanti, è costretto dalle attuali normative nazionali a disfarsi di tutte le proprie partecipazioni con la possibilità di mantenerne solamente una. L’ipotesi della fusione permetterebbe quindi di aggirare questa disposizione. A livello operativo l’amministratore unico di Lucca Holding, Andrea Bortoli, spiega che a prescindere dal percorso politico, i due Comuni della Piana stanno già dialogando su alcuni argomenti per ottimizzare i servizi, un esempio sono i controlli delle caldaie, per i quali ci si sta muovendo per operare con la stessa società.

«Entrando nel dettaglio – prosegue Bortoli – bisogna fare distinzioni tra due tipi di società: quelle in house, tipo Lucca Holding Servizi, e quelle che hanno al loro interno un socio privato. Nel primo caso ci si può mettere a un tavolino e decidere di razionalizzare le spese ed evitare i doppioni, nel secondo caso la riorganizzazione è meno semplice e non è escluso che laddove ci fossero due società partecipate da soci privati che operano nello stesso settore, possano rimanere entrambe in vita e addirittura entrare in concorrenza tra loro».

Unione e fusione. L’unione dei Comuni dà origine a un nuovo ente amministrato dai sindaci, un consigliere di maggioranza e uno di minoranza di ciascuna amministrazione. Il presidente dell’Unione viene scelto tra i sindaci mentre gli altri primi cittadini vanno a costituire la giunta con gli assessori che poi, insieme ai consiglieri , compongono anche il consiglio. Il nuovo ente ha un bilancio autonomo – svincolato dal patto di stabilità – e si deve dotare di tutte le strutture e del personale per gestire le funzioni che sono affidate all’Unione. Con questa formula i Comuni rimangono autonomi e in attività. Il caso della fusione è la trasformazione di due o più Comuni in un nuovo Comune che amministrerà il territorio e i cittadini residenti dei comuni di origine. Con la fusione cessano dalla carica gli organi dei precedenti Comuni e la procedura è disposta con legge regionale e prevede prima della sua approvazione un referendum fra tutti i cittadini dei Comuni oggetto della fusione.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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