Sicurezza
«La caduta dal lettino gli è stata fatale»
Parla il figlio dell’ex sarto di via dei Borghi morto 5 giorni dopo l’incidente al pronto soccorso. Indagato tecnico radiologo
LUCCA. Al momento c’è una persona iscritta nel registro degli indagati per il decesso - avvenuto 5 giorni dopo le dimissioni dall’ospedale - di Davino Dal Poggetto, 98 anni e mezzo, storico sarto di via dei Borghi e per anni anche sensale nella compravendita di case. È un tecnico radiologo che avrebbe girato il paziente invalido - nell’aprile 2010 aveva subito l’amputazione della gamba sinistra dopo un intervento chirurgico durato 7 ore - che si trovava disteso sul lettino in attesa dell’esame e che era finito sul pavimento procurandosi la frattura della settima costola posteriore destra. Il figlio del popolare sarto lucchese - l’ex dirigente scolastico e attuale volontario della Misericordia, Massimo Dal Poggetto - chiede giustizia. Vuol capire perché è morto il padre che, nonostante l’età e la menomazione, prima di quella caduta era lucidissimo e non aveva problemi di salute. Ieri mattina il medico legale Ilaria Marradi, nominata dal sostituto procuratore Lucia Rugani, ha eseguito l’esame autoptico sull’anziano originario di Porcari per capire se vi sia stato un nesso di causalità tra la caduta dal lettino e il decesso avvenuto il 4 settembre scorso. Dall’esame necroscopico sembrerebbe che non vi fosse solo una lesione costale, ma che il quadro clinico successivo all’incidente fosse più grave. All’obitorio era presente anche il consulente nominato dal figlio dell’anziano deceduto. Tra 60 giorni con il deposito della consulenza tecnica sapremo se l’inchiesta proseguirà con una richiesta di rinvio a giudizio o con l’istanza di archiviazione.
Il racconto. È lucido e determinato nella sua azione Massimo Dal Poggetto. Non riesce a capacitarsi come sia stato possibile far cadere un uomo anziano e privo di un arto inferiore da una barella. E chiede che questa leggerezza sia perseguita penalmente. «Giovedì 29 agosto - racconta l’ex preside - mio padre accusò dei dolori addominali. Era di sera e telefonai alla guardia medica. Il dottore arriva e gli prescrive un antidolorifico. Per scrupolo mi invita il giorno successivo a portarlo al pronto soccorso per un’ecografia all’addome». E la mattina del venerdì l’ex sarto di via dei Borghi con l’ambulanza della Misericordia viene trasferito al pronto soccorso. Sono le 12,30. «Mio padre rideva, scherzava, stava bene. - continua il figlio - Avendo il codice verde abbiamo atteso il nostro turno. Alle 17,30 è stato visitato da un medico in servizio all’ambulatorio del pronto soccorso. Un quarto d’ora dopo viene caricato sul lettino con le ruote e portato alla stanza radiologica. Lo accompagno davanti alla porta a attendo».
La caduta dal lettino. Si accende la luce rossa dei raggi ics. Ma i minuti passano e non esce nessuno. «Può venire un momento dentro?» dice un medico al direttore didattico in pensione. «Quando sono entrato - racconta Massimo Dal Poggetto - ho trovato cinque-sei persone (già identificate tra medici, tecnici radiologici e infermieri) disposte a semicerchio vicino al lettino dove c’era mio padre». “Il signore è caduto dal lettino radiologico” le parole pronunciate nell’occasione. «Mio padre si lamentava dicendo che gli faceva male la schiena. Ho temuto alla frattura della colonna vertebrale. Chiedevo com’era successo, ma loro non rispondevano. Solo più tardi, quando è stato dimesso e prima di morire, mio padre mi ha detto che non riusciva a girarsi da solo e che uno di loro lo ha voltato facendogli perdere l’equilibrio. Si è ritrovato sdraiato sul pavimento senza sapere il perché e invece di chiamare il 118 l’hanno alzato di peso e rimesso sul lettino».
Il decesso. La radiografia indica la frattura della settima costola posteriore destra. Sette giorni di prognosi. Il paziente viene ricoverato in osservazione e la mattina del sabato viene dimesso. «Nella notte ha accusato dolori lancinanti alle costole ed è iniziato il calvario. Il medico di famiglia lunedì mattina gli ha prescritto gli antibiotici e del calcio in pillole. Ma la situazione è peggiorata. Febbre, respiro affannoso, inappetenza, vomito. Mercoledì 4 settembre alle 13 il medico è tornato consigliando il ricovero. Ma un’ora dopo mio padre è spirato».
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